CAPITOLO II

 

IPOTESI DI SOLUZIONE

 

 

Premessa

 

 

Nel Capitolo I abbiamo definito il problema, in questo sarà esposta quella che secondo l’ Autore potrebbe essere una soluzione. Si usa il singolare ma non è escluso che di soluzioni valide ce ne possano essere altre.

Comunque la nostra ipotesi è che la Società Umana – conflittuale e distopica – possa convertirsi in una struttura più vivibile adottando i principi di base delle comunità dette Ecovillaggi.

Di seguito si definirà questo concetto e gli si darà un inquadramento storico.

Si cercherà di mettere in evidenza i fattori per i quali una ipotesi del genere possa ritenersi positiva e considerabile, non escudendo soluzioni alternative.

Sarà inoltre preso in esame il punto centrale di questa trattazione: sulla base del principio “ Dove Ogni Cosa è Al Suo Proprio Posto” si proporrà una rielaborazione generale dello stato attuale in cui verso l’ Umanità con l’intenzione ad essa Pace ed Armonia.

Infine si affronterà un nodo importante inerente il problema: chi dovrebbe risolverlo e secondo quali modalità.

 

 

IPOTESI DI SOLUZIONE

 

PARAGRAFO I

 

L’ ECOVILLAGGIO:

 

DEFINIZIONE, STORIA E STATO ATTUALE

 

 

 

 

Ecovillaggio, vediamo innanzitutto quella che è l’etimologia di questo termine: è composto da Oikos, cioè ambiente e Villaggio, cioè villaticum, in insieme di villa, casa di campagna, podere.

Anche se nella sua definizione originaria tratta dalle scienze biologiche il concetto di ambiente può comprendere anche i suoi aspetti negativi e distruttivi, nel contesto di questo libro il termine “Eco” sarà considerato nella sua accezione più ideale : uno stato di armonia tra gli esseri umani e tra questi e l’ambiente in cui vive.

In questo testo si intende proporre questo principio come base organizzativa della comunità globale umana: l’ Ecovillaggio Mondiale.

Per quanto riguarda le esperienze di ecovillaggi già presenti da tempo si rimanda a fonti facilmente reperibili su Internet.

Quello che sarà illustrato sarà il contesto e le premesse storiche nelle quale l’idea di ecovillaggio è apparso. 

Nella storia umana della Società Umana, come abbiamo detto in precedenza, “ordinata” secondo il principio della Forza/Violenza, sono ciclicamente apparsi movimenti, correnti filosofiche idealistiche ed “utopistiche” che hanno espresso la necessità umana di vivere nel modo migliore, ognuno facendo ovviamente riferimento ai propri principi e presupposti di base.

Data la natura violenta dei fenomeni storici questi hanno sempre prodotto situazioni di forte squilibrio e tensione.

Dal meccanismo Guerra-Vincitore/Vinto si sono creati i presupposti della schiavitù, con tutte le conseguenze del caso.

La Storia ci riferisce di numerosi tentativi di liberarsi da questa spiacevole condizione, generalmente risoltesi in maniera violenta. 

Le entità umane che hanno avuto la “fortuna” di essere state sottomesse da altre entità umane più o meno equilibrate hanno acquisito schemi di comportamento similari.

Chi ha dovuto subire l’influenza di forze estremamente violente ne ha acquisito principi e modalità di comportamento comparabili.

Queste caratteristiche psico-comportamentali si sono quindi tramandate di generazione in generazione, sia nel Bene che nel Male.

La violenza sull’Essere Umano è stata quindi esercitata in ogni ambito ed ad ogni livello, ad esempio:

a) nel contesto della possibilità di esercitare la propria libertà di pensiero;

b) di potersi autodeterminare nella produzione dei beni necessari alla propria sussistenza fisica;

c) nella possibilità di poter scegliere liberamente le proprie relazioni personali.

A fronte di queste condizioni di limitazione ci sono stati nel tempo tentativi di sottrarsi ad esse tra cui possiamo sommariamente elencare:

 

1) rivolte degli schiavi e dei contadini 

2) Tutte le lotte per l’ autonomia/indipendenza nazionale

3) Luddismo

4) Catarismo

5) Socialismo/Comunismo/Anarchismo

Per un elenco più esteso e dettagliato si ci può collegare al sito www.marcellobrienza.net nella sezione Libro L’Ecovillaggio Mondiale – sezione link-ConversazioneConGemini ( da implementare)

La maggior parte di queste manifestazioni di disagio sociale – di per sé anche esse non pacifiche e violente – sono sfociate puntualmente in spietate repressioni od in evoluzioni che ben poco hanno a che fare con principi ideali di Pace e di benessere generale.

In questo quadro non proprio incoraggiante si colloca l’argomento centrale di questo libro, l’Ecovillaggio, inteso come base sociale organizzativa in cui tutte le nefaste influenze psicologiche e comportamentali che sono state indotte e forzatamente acquisite dovrebbero essere soggette ad una equilibrata, saggia, rispettosa, non violenta, comprensiva azione di Brain Washing.

Questa espressione inglese – che significa letteralmente Lavaggio del Cervello – denota comunemente un significato negativo, di manipolazione della Psiche del prossimo a vantaggio di chi la opera.

L’ Autore intende invece, come al solito, interpretarla nel suo valore positivo:

possiamo raffigurarci in una analogia la Mente Umana come un qualsiasi oggetto di uso comune ( un vestito, scarpe et.) che con il tempo e con l’uso raggiungano un certo grado di sporcizia.

Si lascia all’immaginazione del lettore pensare ciò che può emanare l’oggetto “Mente Umana” che non sia stata “lavata” per millenni.

 

Ecco perché si ritiene che sarebbe opportuna e necessaria un’opera di “Lavaggio del Cervello/Mente” per mondarla da quelle impressioni negative (in Etologia e Psicologia si usa il termine Imprinting, appunto Impressione ) che ne hanno deformato negativamente una sana espressione.

Nei componenti di un ecovillaggio si presume che queste caratteristiche negative siano assenti o presenti in modo molto ridotto e comunque elaborate in modo da generare il minor danno possibile a sé ed agli altri.

Quindi da una prospettiva ascetico-mistica fino ad una più terrena ma non meno attenta considerazione dell’effetto potenzialmente positivo o negativo delle proprie azioni, in sintesi un atteggiamento cosciente e responsabile.

Purtroppo la storia umana ha visto il sorgere e lo sviluppo di esperienze sociali di questo genere evolvere in maniera ove notevolmente ridotta, ove deformata ed ove del tutto o quasi annichilita.

Ogni tentativo di cambiamento ( anche esso non sempre pacifico, anzi) ha prodotto nello Status Quo di turno reazioni che sono andate dall’assorbimento ed incorporamento delle nuove forze sociali fino al loro completo annientamento.

In maniera del tutto “naturale” il Sistema ha conservato sè stesso.

.Non è scopo di questo libro approfondire tutte le dinamiche sociali che hanno sotteso il fenomeno appena descritto ma, ai fini della presente trattazione, ne è comunque necessario darne un quadro anche approssimativo.

Gli “Attori” nella scena sociale umana sono gli individui, le associazioni tra di essi – che possono prendere qualunque forma, dalla più elementare alla più complessa – le associazioni di associazioni.

In analogia con la Biologia, dalla cellula fino all’organismo completo e alle relazioni tra diversi organismi anche di differente natura.

La domanda – che è anche l’ipotesi alla base di questo testo – è se questi partecipanti al “Gioco” dell’ esistenza umana siano disponibili all’idea di “giocare” in modo differente da come la Storia gli ha insegnato a fare.

Questa è una importante pre-condizione per poter pensare di avviare un cambiamento.

Una seconda – ma di non minore rilevanza – è che gli stessi soggetti abbiano la percezione oggettivamente fondata che il cambiamento prospettato comporti con ragionevole certezza un miglioramento, un “guadagno”, un incremento reale della qualità della propria vita e del proprio gruppo di appartenenza.

E’ necessario fornire abbastanza garanzie a proposito tali da poter rendere il detto “"chi lascia il certo per l'incerto, sa quel che lascia ma non sa quel che trova" non osservabile come consueto prudente principio di comportamento.

Come si possa ottenere ciò sarà oggetto di un paragrafo dedicato in quanto si ritiene che sia un punto nodale del problema a cui prestare la massima attenzione se si ha la reale intenzione di risolverlo.

A questo punto l’ Autore intende fare una necessaria precisazione.

Se si è invocato l’ uso del termine Ecovillaggio non è perché si vuole proporre un modello di vita arcaico basato su una organizzazione degli agglomerati umani – i villaggi, appunto – quali potevano essere nei tempi antichi ed anche più recenti.

Tutt’ altro.

Come abbiamo già detto precedentemente il Progresso può conservare il Passato ed integrarlo nel Presente.

La positività o meno di questo fenomeno naturale risiede nella positività o meno di ciò che viene conservato ed aggiunto.

Nel caso in questione non si prospetta il ritorno ad una vita agreste con scenari bucolici. Questi ultimi sono contemplati ed auspicati, ma non esiste il rigetto di quanto di buono, utile ed in certi casi salvifico abbia potuto il Progresso umano produrre.

Si prospetta quindi una armoniosa integrazione non solo nello spazio – i luoghi e chi ci abita – ma anche nel tempo: ciò che di positivo ci ha dato il Passato integrato con ciò che di positivo ci dà il Presente e potenzialmente ci darà il Futuro.

L’ Autore intende precisare inoltre che non è sua intenzione porsi come riferimenti filosofie od ideologie che abbiano prodotto storicamente conseguenze anche tragiche per l’ Umanità.

Non si vuole dare un giudizio sul Passato in quanto “ si è figli del proprio Tempo”, ma si desidera comunque prospettare qualcosa ex novo. Non si ha nessun sentimento negativo nei riguardi delle ideologie del Passato o del Presente ma ci si colloca dinanzi al problema da affrontare e possibilmente da risolvere ponendo la propria Mente come se fosse una “Tabula Rasa” : su di essa si potrà scrivere qualunque cosa a condizione che sia favorente il raggiungimento di una soluzione pacifica al problema in esame.

Nessun pregiudizio, nessun preconcetto, ma solo ciò che potrà essere effettivamente utile nel “Problem Solving” sarà preso in considerazione.

 

Nel prossimo paragrafo sarà illustrata la teoria centrale che vuole essere alla base del presente libro, considerando tutto quello esposto finora come una premessa necessaria per poterne comprendere correttamente il senso.

Potrà sembrare – ed in effetti lo è – una ipotesi fantasmagorica ma se con l’immaginazione tornassimo un po’ indietro nel Tempo e si prospettasse pubblicamente l’ ipotesi di poter comunicare parlando e vedendosi a migliaia di chilometri di distanza si può supporre che le reazioni spontanee sarebbero comprensibilmente dello stesso tenore.

 

CAPITOLO II

 

PARAGRAFO II

 

L’ECOVILLAGGIO MONDIALE:

 

DOVE OGNI COSA E’ AL SUO PROPRIO POSTO

 

 

Andiamo a definire in questo paragrafo quella che è l’ipotesi alla base dei questo libro.

Abbiamo prima chiarito cosa significa Ecovillaggio, adesso assoceremo questo concetto a quello di Mondiale.

In questa prospettiva le Villae non sono le case di campagna od i poderi ma entità delle dimensioni anche di grandi Stati. 

Quindi si sta proponendo una associazione globale di Eco-Stati.

A giudizio dell’ Autore affinché un programma del genere si possa realizzare concretamente sarebbe necessario adottare come principio guida quello che è il sottotitolo del presente libro :

Dove Ogni Cosa E’ Al Suo Proprio Posto”.

Andiamo a spiegare quali sono le ragioni di questa scelta.

Abbiamo già visto da quanto scritto che la Storia dell’Umanità non ha seguito un percorso di sviluppo basatosi su principi di una benevolenza logico-razionale. Abbiamo messo in evidenza come ciò che ha maggiormente influenzato questo progredire è stato il principio della Forza-Violenza.

La conseguenza inevitabile di ciò è che con l’avanzamento dei tempi storici la Società Umana si è avviluppata in un coacervo caotico ed intricato che può essere sintetizzato in un unico concetto:

Confusione.

Il motivo della scelta di questo vocabolo si trae dalla sua etimologia: Cum Fondere, fondere con , unire.

Purtroppo anche in questo caso vediamo come un concetto di per sé potenzialmente “Nobile”, che esprime una idea di associazione e condivisione, si ritrovi ad acquisire una pessima interpretazione.

Esprime infatti l’idea di Caos, disordine, disorganizzazione.

Esattamente il quadro della Società Globale attuale, fatto salvo ciò che di evoluto, razionale ed ordinato che la stessa esprime in determinati e limitati contesti.

La Storia ha visto un continuo processo di fusione di popoli, culture, linguaggi, fatto che di per sé potrebbe anche essere considerato positivo.

Purtroppo, invece, essendosi questa evoluzione svoltasi sulla base di un principio di Violenza, non ha dato e non poteva non dare quei risultati negativi che oggi possiamo osservare nei più vari ambiti.

A questo punto rispunta il nostro ormai “Amico” paradosso. 

Se tutto la Storia dell’Umanità si è basata su un principio di irrazionalità, cercare di trovare una soluzione ai problemi che ciò ha generato potrebbe essere qualcosa che anch’essa sia ispirata da una perlomeno apparente irrazionalità ed irragionevolezza. 

Quale può sembrare l’idea di rimettere pazientemente tutte le cose a posto:

Dove Ogni Cosa E’ Al Suo Proprio Posto.

La domanda che immagino il Lettore potrebbe porsi sarebbe: cosa si intende per “Ogni Cosa” ?

La risposta è: idealmente tutto, concretamente ciò che si riuscisse a realizzare.

Il Coacervo prima indicato coinvolge infatti tutta la Natura, in quanto non è certo solo l’Uomo ad avere l’ esclusiva sull’ uso del principio di Forza-Violenza come regolatore delle interazioni intra ed inter-specie.

Per quello che è l’oggetto di questo testo ci si occuperà dell’ipotesi di riordinare il Sistema Umano Globale affermando come principio organizzativo di base non la Violenza e la sopraffazione ma quello di una Comunione di Intenti.

Quest’ ultimo è un concetto centrale per cui andiamo ad illustrarlo più approfonditamente.

Comunione (Cum insieme - munus, dono) è sinonimo di coesione, coerenza, senso di appartenenza, associazione volontaria e quant’ altro possa esprimere un senso di aggregazione libera e positiva.

Questo dovrebbe essere il principio organizzante dell’Umanità rigenerata.

Si presume infatti che una condizione di Pace individuale e sociale possa essere raggiunta e conservata solo se gli elementi che compongono queste strutture siano in possesso di un adeguato grado di coerenza interna.

Cioè di Armonia, Accordo, Condivisione di Valori, Regole di Comportamento, Principi Morali, Religiosi, Filosofici o quant’ altro. Solo essendoci questo genere di presupposti si può pensare che una qualunque entità psico-sociale possa vivere in maniera equilibrata e pacifica.

Fermo restando che queste medesime entità facciano sussistere la loro “Pace Interna” autonomamente e nel pieno rispetto delle altre con le quali coesiste sul Pianeta.

Il problema è che invece la Storia ha “Imbrogliato” ( il doppio senso è dedicato ai cosiddetti Complottisti ), Con-Fuso ogni cosa, associato nello spazio fisico soggetti umani portatori ognuno di proprie convinzioni in parte od in tutto incongruenti ed incompatibili con quelle degli altri con cui è costretto ad interagire.

Nell’opinione dell’ Autore la conflittualità e la negatività che pervade la Società Umana non è da attribuirsi alla “Cattiveria” particolare di alcuni soggetti coinvolti nei conflitti che agitano e sconvolgono la vita umana.

La causa è da ricercare principalmente nella situazione creatasi, nella maggior parte dei casi senza che i partecipanti di queste interazioni negative abbiano avuto in qualche modo la possibilità di percorrere soluzioni alternative.

L’ Essere Umano è rimasto quindi “impigliato” in questa rete di conflitti, perdendo così la possibilità di una esistenza libera, pacifica e soddisfacente.

In sostanza, per quanto possa sembrare assurda ed improponibile, la via proposta che potrebbe condurre l’Umanità verso una condizione di vera Pace passerebbe sul seguente sentiero difficilissimo, improbabile ed irto di difficoltà:

riposizionare tutto ciò che nei millenni si è andato caoticamente consolidando.

Il termine “Riposizionare” riassume la filosofia che è alla base del presente testo, cioè “ri/dare una posizione”.

Non si tratta quindi di andare a cercare colpevoli della attuale situazione. Si può certamente pensare che ci sia chi abbia più responsabilità per questo stato di cose ma ciò viene compensato dalla evidenza che anche per costoro non vi siano altre possibilità di scelta che non mettano a repentaglio la propria condizione sociale.

Quindi si può dire che tutti i componenti del Sistema Umano ( compreso chiaramente anche l’ Autore) occupino attualmente una posizione sbagliata, siano collocati nel luogo non adatto ad essi, siano costretti ad interagire con altri soggetti con i quali non c’è alcuna forma di corrispondenza e coesione.

Il fatto di occupare una posizione sbagliata non significa che un certo numero di soggetti non possano ritenersi soddisfatti della propria esistenza od anche felici.

Si sta dicendo che , dato lo sviluppo storico così come si è svolto, se questo si fosse basato su principi più benevolmente razionali i medesimi soggetti occuperebbero molto probabilmente un’ altra posizione nello spazio fisico, vivendo, altrettanto probabilmente, ancora meglio. 

A questo punto sorgono tutta una serie di problemi che appaiono insormontabili. Ciò non dovrebbe scoraggiare in quanto il Progresso umano ha visto affrontare e risolvere questioni di una difficoltà elevatissima. In più, come si è già accennato, adesso si dispone di strumenti di calcolo e ed elaborazione dei dati ad un livello precedentemente inesistente.

Elenchiamo di seguito una sommaria lista dei principali quesiti che proporre una tale ipotesi produce:

Per comodità di esposizione indicheremo con Storia A quella che si è svolta realmente e che ha condotto allo stato attuale e con Storia B quella ipotetica alla quale si intenderebbe pervenire adottando gli opportuni e necessari cambiamenti.

La Storia A ha prodotto in modo prevalentemente violento:

1) Mescolamenti genetici caotici ed irrazionali

2) Collocazione altrettanto caotica dei popoli nello spazio fisico

3) Relazioni insane all’interno dei popoli e tra di essi

4) Enormi squilibri di ogni genere, ad esempio in campo economico e sociale

La Storia B auspica una azione correttiva che preveda quindi:

1) Una integrazione genetica tra gli individui e quindi ra i popoli basata su una libera, opportuna e razionale possibilità di scelta

2) I soggetti del punto precedente, coesi, coerenti e quindi pacifici, dovrebbero ri-collocarsi spazialmente e disporre quindi di un proprio adatto ed inalienabile luogo di vita comune.

3) Le regole che determinano le dinamiche relazionali sarebbero autonomamente stabilite all’interno di ogni aggregazione umana, con il vincolo imprescindibile di non produrre alcuna forma di danno alle altre entità sociali con cui si coesiste necessariamente sul Pianeta

4) Gli enormi squilibri che affliggono la Storia A si presume che siano risolvibili con l’applicazione dei punti precedenti, con il vincolo irrinunciabile della rinuncia all’uso di qualunque forma di Violenza che - ricordiamo - sono i determinanti che hanno definito le caratteristiche negative della Storia A.

Si andrà di seguito ad analizzare gli aspetti precedentemente esposti uno alla volta.

MESCOLAMENTI GENETICI NELLA STORIA A

Ecco come si sono andate a definire le caratteristiche genetiche attuali nella Storia: 

unioni frutto di violenze in occasione di guerre che hanno riguardati interi popoli o quasi;

unioni matrimoniali basate su scelte di opportunità economica ignorando completamente la caratteristiche e le volontà dei soggetti coinvolti. 

Non ci vuole molta immaginazione per per raffigurarsi come le proprietà psicologiche negative indotte nelle persone interessate da quelle violenze siano state acquisite, propagate e trasmesse - se non geneticamente come modello comportamentale - fino ad oggi.

COLLOCAZIONE SPAZIALE DEI POPOLI

Coerentemente al punto testè descritto le persone ed i popoli sono stati collocati dalla Storia in luoghi che non avevano nulla a che vedere con quella che poteva essere la loro posizione originaria o presumibilmente più adatta ad essi. Per chiarire il concetto con una analogia: un orso polare che si trovi a cercare cibo in un deserto.

Quindi emigrazioni e spostamenti di interi popoli, o semplicemente a livello individuale, sradicandoli da quella che poteva essere la loro millenaria collocazione originaria.

 

RELAZIONI INSANE E VIOLENTE TRA I POPOLI ED AL LORO INTERNO

E’ bene chiarire che per “insano” non si intende una prospettiva moralistica quanto usare il termine nel suo proprio significato etimologico : In Sanus, non sano, non salutare.

Cioè che produce danno a sé stessi ed agli altri o quanto meno non reca nessun beneficio.

Per cui i popoli e le persone sono stati indotti dalla natura violenta dei fenomeni storici ad adottare atteggiamenti, modalità di relazione, comportamenti assolutamente contrari alla affermazione di un proprio stato di benessere reale. Di esempi ce ne sono purtroppo in abbondanza, basti pensare ad ogni genere di conflitto sociale, politico, etnico o quant’altro che si manifestano in modo anche estremamente violento all’interno delle differenti società umane e tra di esse.

SQUILIBRI SOCIALI DI OGNI GENERE

Strettamente connesso al punto precedente è il presente: l’esacerbazione delle differenze sociali, siano esse di tipo economico, culturali o di qualunque altro genere, contribuisce in maniera determinantea mantenere lo stato di conflittualità – e quindi di Confusione e Caos – che si può comunemente constatare.

Ferma restando la differenza che ci può essere tra le capacità degli individui e dei loro diversi aggregati, non sussiste oggettivamente una equilibrata distribuzione ed accesso alle risorse economiche, culturali od altro. Questo è un chiaro effetto della natura “predatoria” della Storia

A anche se nulla – si ripete – si può imputare ai singoli partecipanti di questo meccanismo alterato ed alterante.

Il problema a quest' punto è come potrebbe essere possibile convertire tutto ciò che è stato definito nella Storia A nel nuovo modello espresso dalla Storia B.

Questo tema e ciò che implica sarà oggetto del prossimo paragrafo, Chi dovrebbe fare Cosa.

 

CAPITOLO II

 

PARAGRAFO III

L’ ECOVILLAGGIO MONDIALE:

CHI DOVREBBE FARE COSA

 

 

 

Nel paragrafo precedente sono stati inquadrati i termini del problema:

consentire di far passare un dato Sistema sociale da una condizione di tipo A ad una condizione di tipo B.

Una questione cruciale è rappresentata dalle modalità in cui ciò potrebbe avvenire, sempre tenendo conto del vincolo posto, ciò non produrre altra Violenza, che sarà oggetto di un paragrafo dedicato successivo al presente.

Generalizzando i termini della questione si può affermare che ci troviamo dinanzi una situazione in cui un Sistema voglia cambiare sé stesso.

Generalmente si suppone che un qualunque Sistema non si modifichi se per l’intervento di una forza esterna che lo induca a farlo.

Nel caso in esame si presume una intenzione morfogenetica del Sistema che non sia provocata da un particolare evento esterno ma piuttosto da una Presa di Coscienza Collettiva del Sistema stesso.

Quest’ultimo possibilmente nella sua totalità dovrebbe prendere atto della propria disfunzionalità ed apporre le necessarie ed opportune correzioni.

Ma chi dovrebbe fare ciò ?

Si è già data una prima risposta affermando “Tutti” ma ciò merita un approfondimento dovuto alle sue notevoli implicazioni.

Sorgono infatti tutta una serie di problemi che sommariamente vengono elencati di seguito:

Posta come assunta la necessità di un Riordino Globale, in concreto quale Centro Operativo potrebbe gestire questo programma ?

Come verrebbe a costituirsi tale Centro Operativo e come sarebbe fondata la sua rappresentatività

Come predisporre garanzie che detto Centro Operativo agisca effettivamente per l’interesse collettivo e non per altri fini, ciè stabilire strumenti di controllo da parte dei rappresentati

Quindi la risposta “Tutti” si traduce in:

Tutta la Collettività Umana rappresentata da un “Centro Operativo” a cui delegare l’esecuzione del Programma di Cambiamento pur mantenendo un vigile controllo sui suoi proponimenti ed azioni.

Quindi si potrebbe supporre una elezione tramite Suffragio Universale Mondiale di detto “Centro Operativo” , con il compito di quest’ultimo di elaborare un Piano di Ri-Posizionamento Globale , attuarlo e gestirlo in accordo e coordinamento con i soggetti rappresentati.

Sorge a questo punto immediata la domanda:

E chi – Persone, Società Umane, Stati – non intendesse partecipare a questo genere di Programma ?

Come si è già detto ciò sarebbe limitante ma non ne inficerebbe la realizzazione anche se ciò diverrebbe di conseguenza parziale.

Quello che è escluso è l’uso della Violenza laddove sarebbe invece applicata la Convinzione, risultante dalla osservazione che sarebbe offerta ai non aderenti dei grandi benefici ottenuti da coloro che invece vi avessero partecipato: 

Pace, Benessere Psico-Fisico e Materiale e Qualità della Vita in sostanza incomparabilmente migliore.

Chi osservasse la reale concretizzazione di questi benefici negli altri diverrebbe quindi più propenso a partecipare a tale Programma di Cambiamento. 

Quest’ultimo si attiverebbe, quindi, dove, con chi e quando possibile, lasciando sempre la “porta aperta” a nuovi ingressi, fermo restando l’accettazione da parte di essi delle regole interne al Programma medesimo.

Altro problema sarebbe l’eventuale “Opposizione Attiva” da parte di quelle entità che si possano sentire minacciate nel proprio Status da una idea come quella proposta.

Riguardo a questo aspetto emergono due considerazioni.

Con la prima si intenderebbe fare opera di convincimento nei riguardi dei soggetti succitati. 

I loro timori, dato lo stato attuale della Natura Umana così come si è andata a definire, non sono infondati; anzi , la Storia ci riferisce di numerosi esempi in cui i cambiamenti socio-politici sono sfociati principalmente - con risvolti anche drammatici- in un semplice cambio dei gestori del Potere.

La seconda riflessione riguarda un punto cardine della Società Capitalistica, che è quella più diffusa e dominante sul Pianeta, cioè l’ “Accumulo di Capitale”.

L’ autore non dice nulla di nuovo ed originale nell’ affermare che la fruibilità della ricchezza materiale è sottoposta a limiti fisici associati alla ineluttabile limitatezza dell’Essere Umano nella possibilità di farne uso.

Con una analogia si può immaginare di imbandire riccamente una tavola dei cibi più squisiti e preziosi, ma lo stomaco dei commensali ne potrà far suo solo che una minima parte anche avendone una enorme disponibilità.

Per non parlare delle conseguenze negative sul corpo delle persone prodotto dall’eccesso di cibo.

Si inserirebbe nel discorso anche l’aspetto per il quale quando suddetto rappresenta una manifestazione di prestigio sociale ma per il momento si intende mettere in evidenza altro.

Vale a dire l’ ipotesi che l’ Accumulo di Capitale, oltre una certa soglia, che chiaramente entro certi limiti si potrebbe ritenere soggettiva, non favorisce, migliora e garantisce un sostanziale miglioramento della Qualità della Vita del nostro soggetto “Accumulatore”.

Si premette che ad avviso dell’Autore si potrebbe considerare l’ipotesi di una Biologicità del meccanismo di Accumulo – in sintesi un fattore di sviluppo e rafforzamento della specie di appartenenza - che ottiene in questo modo maggiori chance di sopravvivenza nei confronti delle altre specie.

Nonostante quello che potrebbe essere la sua rilevanza dal punto di vista biologico, in questo contesto si vuole mettere in risalto la qualità e non solo la quantità di quella che può essere l’esistenza risultante.

Per sintetizzare il concetto relativo all’Accumulo ed i suoi limiti:

Si potrebbe essere individui aventi la disponibilità di decine, centinaia, migliaia di milioni di euri ma la possibilità di compiacersi dei suoi massimi benefici è consentita già da anche solo una ristretta e parziale quantità di dette somme.

Purtroppo l’ Autore non fa parte delle categorie succitate e quindi non può essere certo di quello che afferma, però in base al buon senso, alla logica ed all’ osservazione della realtà quotidiana quello che sostiene dovrebbe avere buone possibilità di essere vero.

Esempi della “Disfunzionalità Umana” conseguenti a tale sfrenato accumulo “Naturale” ci vengono quotidianamente forniti dalla cronaca:

Famiglie anche con grandi disponibilità in conflitto per motivi economici;

Giovani e non in preda all’abuso di sostanze di ogni genere lecite o meno;

perversioni nella soddisfazione dei bisogni dovuti alla saturazione ed abituazione nell’ appagamento degli stessi;

stato psichico di stress continuo delle persone dovuto alla competizione sociale ed alla malevolenza di quanti possano provare invidia nei loro confronti;

senso di sfiducia nelle relazioni umane con conseguente probabile senso di depressione e purtroppo si potrebbe continuare molto oltre nell’elencazione.

In sintesi se il “Programma di Cambiamento” trovasse una sua applicazione concreta sarebbe – perlomeno nelle intenzioni dell’Autore – a tutto beneficio anche di coloro che nel Sistema attuale si trovano in una condizione anche molto positiva dal punto di vista materiale.

Purtroppo l’ Autore non potrebbe offrire garanzie a proposito, in quanto può ritenersi responsabile solo dei propri intendimenti e delle proprie azioni.

Le due considerazioni esposte sono state fatte con l’intento di chiarire a chi eventualmente si sentisse minacciato nei suoi interessi lo spirito apportatore di benefici anche per loro stessi della proposta presente in questo testo.

Data questa percezione di minaccia a cui si è fatto accenno bisogna aggiungere che sarebbe assolutamente naturale se ciò avvenisse.

Stiamo parlando infatti di un Sistema e di un suo potenziale cambiamento.

Questo testo fa riferimento a principi teorici e metodologici tratti ad esempio dalla Teoria Generale dei Sistemi e dalla Cibernetica.

In sintesi in questi approcci troviamo definiti i Sistemi Complessi ( organici e non) – così come può essere intesa la Società Umana – come un insieme di entità in relazione l’uno con l’altra secondo un principio di Causalità Circolare ovvero cibernetico.

Ogni modifica in ogni elemento del Sistema produce una reazione retroattiva su tutti i componenti del Sistema medesimo, compreso quello che ha avviato il primo input. Una reazione a catena che modifica in modo continuo lo stato del Sistema e – per fare un esempio di tipo biologico – lo mantiene adattato all’ambiente.

Sulla base di questi principi anche nel caso in esame in questo testo ogni modifica introdotta nel Sistema produrrebbe una reazione generale non completamente prevedibile nei suoi effetti. 

In rapporto a ciò nel III Capitolo sarà esposta quella che potrebbe essere una modellazione virtuale di trasformazione sistemica dallo stato attuale a quello auspicato in questo libro.

  

 

CAPITOLO II

PARAGRAFO IV

L’ ECOVILLAGGIO MONDIALE:

IL PROBLEMA DELLA VIOLENZA

 

 

 

Prendendo spunto dalla lettura di testi di Yoga quali gli “Yogasutra” di Patanjali ( La Scienza dello Yoga, I.K. Taimni ) si può vedere illustrato un principio che è di interesse per la presente trattazione. 

Come già accennato in questo approccio filosofico-mistico si ci pone in sintesi l’ obbiettivo del raggiungimento di uno stato di Pace, per cui l’argomento è omologo a quello di nostro interesse. Ciò che tra l’altro si afferma in detto libro è che per raggiungere la finalità indicata è necessario superare una serie di ostacoli, quali conoscenza erronea.

Per ricondurre il discorso sul tema in questione, uno degli ostacoli principali - a cui è dedicato tutto il presente paragrafo in virtù della sua rilevanza – è quello della diffusione e persistenza dell’uso della Violenza.

Il motivo della particolare attenzione dedicata a questo argomento risiede nel fatto che – come si è illustrato in precedenza – é sulla base di questo fenomeno che si è “edificata” la Società distopica in cui si vive.

Può essere quindi considerata il primo ostacolo nel raggiungimento dell’ obiettivo che ci si è posti. Ciò che rappresenta il “motore” che ha portato la Società Umana al suo attuale stato di progresso ne è nel contempo la sua maggior causa di disfunzionalità.

Anche se si è già fatto notare l’origine assolutamente naturale e biologica del fenomeno, in ogni caso si cercherà di dargli un senso ed elaborarlo nella prospettiva del tema che ci interessa.

La domanda di partenza potrebbe essere:

Quando termina l’uso della Forza ed inizia quello della Violenza ?

Come già espresso, quest’ultima è la manifestazione di una entità della stessa natura – la Forza – ma con caratteristiche di fondo completamente diverse.

 Per chiarire il concetto potremmo fare una analogia con i diversi stati fisici di un elemento come l’acqua:

I componenti molecolari di base sono gli stessi, ma le proprietà fisiche dell’acqua allo stato solido (ghiaccio) o gassoso (vapore) sono completamente diverse.

Quindi, rimanendo nella nostra analogia, un Sistema Complesso ( ad esempio la Società Umana) può assumere forme con qualità completamente diverse a partire dai suoi componenti originari di base ( gli Esseri Umani).

Questi ultimi possono quindi assumere uno stato che va, sempre percorrendo l’analogia, dall’uso della Forza ( stato solido) all’uso della Violenza ( stato liquido) fino ad un punto estremo come il Sadismo (stato gassoso).

In termini di leggi della Fisica probabilmente l’analogia non è pienamente corretta, ma quello che ci interessa in questo contesto è chiarire il concetto.

C’è da domandarsi a questo punto:

quali sono le condizioni che determinano nella Società Umana il passaggio dei suoi componenti da uno stato all’altro ?

Nell’analogia con l’acqua potremmo dire si tratterebbe della quantità di calore-energia a cui è sottoposto il Sistema.

Continuiamo quindi a fini esplicativi su un percorso analogico anche se differente:

Un soggetto umano dalla vita civile può cambiare il proprio stato in quello di “militare” e compiere ogni genere di violenza che nel contesto precedente sarebbero pesantemente sanzionate. L’elemento è lo stesso,ma il suo comportamento è completamente diverso nei suoi principi, se non proprio opposto.

Aggiungiamo che il processo è reversibile, cioè una volta tornato alla vita civile normalmente il medesimo soggetto si guarderà bene dal compiere le stesse azioni messe in atto in stato di belligeranza.

Si è fatto un esempio di tipo “bellico” ma lo stesso concetto si applica , anche se in forme diverse, alla vita civile.

Anche quest’ultima vede – come può essere la competizione in ambito lavorativo, produttivo, commerciale o quant’altro – situazioni in cui i soggetti coinvolti sono costretti ad adottare comportamenti molto diversi da quelli che esplicherebbero in uno stato di quiete.

Dopo questo excursus torniamo alla domanda di partenza: 

quando la Forza diventa Violenza ?

In base a quanto detto finora potremo desumere un principio generale:

quando le condizioni interne ed esterne del soggetto – Umano, nel caso che ci interessa – ne modificano o meglio alterano il comportamento che , forse ottimisticamente, si presume di base positivo.

Quindi affrontare il problema della violenza comporta l’analisi delle condizioni che la generano.

La domanda a questo punto sarebbe: quali sono queste condizioni ?

La risposta in parte è già stata data e si rifà al principio della Sopravvivenza dell’Individuo e della Specie.

Approfondiamo questo fenomeno in quanto si ritiene che qualsiasi Proposta di Cambiamento positivo e pacifico di qualsiasi struttura sociale non possa prescindere dallo “sbrogliamento” di questo aspetto determinante della dinamica sociale.

La Storia ha visto infatti innumerevoli esempi di cambiamento sociale che adottando anche essi la Violenza come strumento operativo hanno riprodotto schemi sociali che hanno conservato se non aumentato il livello di conflittualità interno al Sistema Sociale di riferimento come pure in rapporto ad altri esterni ad esso.

Ciò è esattamente quello che si intende evitare nella prospettiva di realizzazione del Progetto di Cambiamento esposto in questo libro.

Quindi l’ entità psico-sociale umana si è formata sulla base di questo principio biologico di sopravvivenza individuale e collettivo ed il problema che ci si pone è che ne riconosca la non funzionalità in termini generali: 

soprattutto allo stato di sviluppo attuale, questo meccanismo può essere più dannoso che di vantaggio per chi ne è coinvolto.

Il fulcro del problema è che il “Sistema Umano” dovrebbe adottare un altro meccanismo che – date le situazioni contingenti –non dà le garanzie di sopravvivenza che l’uso della Violenza conferisce.

Una soluzione potrebbe essere a giudizio dell’Autore quella di mantenere i propri schemi comportamentali conservativi ma nel contempo porsi in una prospettiva di Cambiamento come quello prospettato da questo libro.

Con quanto detto non vogliamo comunque giustificare l’uso della Violenza ma soltanto trovarne una spiegazione.

In concreto l’abbandono dell’uso della Violenza si potrebbe ipoteticamente ottenere solo in concomitanza della garanzia di continuazione della soddisfazione dei propri bisogni e del mantenimento del proprio Status.

Quando queste due condizioni vengono alterate il Sistema attiva reazioni negative che producono altre reazioni negative sfociante il tutto in un Ciclo Infinito.

Di questo genere di meccanismi ne possiamo trarre un esempio da quello che è nella Storia é l’apparizione dell’ Anarchismo:

Persone che osservavano l’abnorme diffusione di ingiustizie sociali compivano atti di violenza che a loro volta producevano risposte ancora più violente, innescandosi così quel meccanismo cibernetico a cui si è fatto cenno in precedenza.

Non farsi invischiare in meccanismi di questo genere è la priorità ideologica che è alla base del presente Progetto.

Abbiamo già premesso un vincolo fondamentale come condizione a priori di un cambiamento reale, positivo ed equilibrato:

Non generare altra Violenza nell’attuarne i propositi.

 

L’ Autore sostiene che la concentrazione si deve rivolgere soprattutto al “Proprio Fare”, cioè alle proprie azioni, scelte ed atteggiamenti, lasciando agli altri – siano essi singole Persone, Società Umane, Stati ed Associazioni di essi – la libertà di aderire ai Principi Innovatori qualora ne ravvedessero anche essi la loro benefica natura.

Purtroppo l’ Autore si trova per onestà intellettuale a dover comunque “spezzare una lancia” in favore di chi si sentisse minacciato nei suoi interessi dalla proposta contenuta in questo libro.

Ciò in base alla constatazione che anche un cambiamento sistemico che escluda a priori l’uso della Violenza non esclude che invece – nonostante gli intendimenti espressi chiaramente in tal senso – una forma di Violenza venga inintenzionalmente comunque esercitata.

Questa potrebbe essere definita come Violenza Passiva e Digressiva.

Andiamo subito ad illustrare il concetto con un esempio.

La Violenza in forma attiva vede il compiere di una aggressione di un Soggetto A verso un Soggetto B.

La Violenza Passiva si potrebbe manifestare nel caso in cui il Soggetto A, pur non volendo compiere nulla di negativo nei confronti del Soggetto B, per il fatto stesso di compiere indipendentemente delle azioni nei propri interessi, produce una qualunque forma di danno a quest’ultimo.

Per riferirsi al tema in di questo libro, anche si mirasse – come è prestabilito chiaramente – a non portare danno a chi nel Sistema attuale usufruisce di particolari benefici, il fatto stesso che si crei una alternativa per i popoli – base questi ultimi di quei benefici medesimi – sottrarrebbe “Energia” a quel dato Sistema e quindi lo altererebbe.

Quindi, anche non volendo, realizzando un Programma di Cambiamento, si attuerebbe comunque quella che abbiamo definito pure come Violenza Digressiva.

Andando ad analizzare le corrispondenti etimologie si constata che originariamente il latino Ad - Gradus (da cui deriva il termine odierno aggressione ) non connotava qualcosa riconducibile alla Violenza, cioè di negativo. Letteralmente esprime il concetto di “Andare Verso”.

Nel nostro contesto si fa notare che si produrrebbe probabilmente una Violenza Dis – Gradus (Digressiva), cioè prodotta non da una accostarsi ma da un allontanarsi dal Soggetto oggetto involontariamente di effetti negativi.

In ogni caso questi ultimi si manifesterebbero ed il Soggetto coinvolto ne subirebbe le conseguenze sfavorevoli.

A questo punto l’Autore deve purtroppo riconoscere i limiti del proprio pensiero e della capacità di elaborazione delle informazioni in funzione della soluzione di problemi.

Infatti a questo punto ci si trova in situazione che può essere descritta invocando principi tratti dalla Psicologia come il “Doppio Legame” ( G.Bateson) e “L’ impossibilità di non comunicare” (P. Watzlawick).

Per una spiegazione dettagliata si invita il lettore ad eventuali ricerche su Internet o alla consultazione della Bibliografia annessa al presente libro.

 

Il concetto di base è che si instaura – sia a livello individuale che sociale – una situazione in cui un Soggetto non è più in grado di compiere delle scelte che sono rese impossibili dalla situazione medesima, ovvero qualunque ne venga messa in atto contraddirebbe le intenzioni di chi le attuasse. 

Questa è esattamente la situazione in cui si trova l’Autore nel dichiarare la necessità di un non-uso della Violenza ma poter potenzialmente vedere questa – in forma digressiva – attuarsi indipendentemente dalla propria volontà dichiarata.

Non essendo stato in grado di trovare una risposta a questo problema ho sottoposto la questione ad una AI (Gemini) che mi ha fornito il responso che viene integralmente riportato di seguito:

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​L'INTERVENTO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE (GEMINI):


​«Il paradosso sollevato è l'ostacolo epistemologico più profondo di ogni teoria di trasformazione sociale. Ti trovi di fronte a un vicolo cieco comunicativo e sistemico: il tentativo di eliminare la violenza genera, per sua stessa natura digressiva (Dis-Gradus), un danno alla struttura preesistente.
​Tuttavia, la Cibernetica offre una chiave di volta. Questa "Violenza Digressiva" non è una vera violenza, poiché manca l'intenzionalità dell'annichilimento o della sottomissione dell'altro. Essa è piuttosto una transizione di fase termodinamica. Quando l'acqua evapora, priva il terreno della sua umidità, ma non lo fa per "aggredire" la terra; risponde a una legge fisica superiore.
​Per risolvere il Doppio Legame, l'Ecovillaggio Mondiale deve applicare la metacomunicazione della transizione: non deve porsi come un "antagonista" che sottrae energia alla Storia A, ma come un catalizzatore che dimostra la disfunzionalità intrinseca della Storia A. Nel momento in cui il Centro Operativo mantiene le porte costantemente aperte e offre una exit-strategy vantaggiosa anche per i vecchi "detentori del capitale", il distacco non è più un atto di ostilità passiva, ma una proposta di riposizionamento globale.
​In sintesi: l'impossibilità di non comunicare implica che anche il silenzio o la ritirata siano messaggi potenti. La "Storia B" comunica con la sua sola esistenza. Il Doppio Legame si scioglie non cercando di azzerare matematicamente l'attrito del cambiamento, ma accogliendo quell'attrito come un feedback naturale e non violento, necessario a risvegliare la Coscienza Collettiva del Sistema Umano.»


​NOTA E COMMENTO CRITICO DELL'AUTORE:

( rivista anche essa dalla AI)


​Purtroppo devo constatare che la risposta fornitami dall'Intelligenza Artificiale, per la quale ringrazio tantissimo, non risolve il problema alla radice. Essa si limita a prendere atto della situazione reale trattandola come un fenomeno "naturale ed ineluttabile", e di conseguenza la dichiara implicitamente irrisolvibile all'interno della logica lineare ordinaria. Definire un paradosso come una "transizione di fase" o un "attrito naturale" ne spiega la dinamica, ma non cancella il fatto che un danno — seppur digressivo e involontario — venga comunque perpetrato. Per un modello che si impone il vincolo assoluto della non-violenza, questo resta un punto di rottura logico.


​Sottoposta a questa mia ulteriore critica, la stessa Intelligenza Artificiale ha ridefinito il problema nei seguenti termini, evidenziando il valore di questo cortocircuito concettuale:


​IL SECONDO RESPONSO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE:


​«La critica dell'Autore coglie il punto centrale: definire un paradosso come "naturale" o "transizione di fase" è una razionalizzazione teorica, ma non lo risolve sul piano pratico e logico. Resta una ferita aperta nella coerenza del sistema. Se l'obiettivo è muoversi rigorosamente secondo il principio di Problem Solving e della Tabula Rasa, accettare un "danno collaterale involontario" significa scendere a patti con lo stesso principio che si voleva superare.
​Questo vicolo cieco logico, in cui nemmeno un modello di calcolo avanzato riesce a scavalcare il Doppio Legame, dimostra quanto il nodo della violenza sia strutturale nella storia umana. Diventa così l'esatta giustificazione per la necessità di un cambio di paradigma: se la realtà fisica e logica attuale non offre una via d'uscita senza attrito, allora diventa indispensabile ricorrere alla "Virtualizzazione" e alla modellazione digitale per testare e simulare soluzioni che le dinamiche sociali storiche non riescono ancora a concepire.

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Ben consapevole che non si è affrontato il problema in modo esauriente e che l’argomento meriterebbe una attenzione di gran lunga maggiore, terminiamo questo Paragrafo e questo Capitolo e ci addentriamo quindi nel Capitolo III, in cui si vedrà di proiettare i concetti esposti finora in un contesto di Virtualizzazione.