CAPITOLO I

 

IL PROBLEMA: LA SITUAZIONE GLOBALE ATTUALE

 

Premessa

 

In questo capitolo si intende esporre una panoramica su quello che sarà il tema di fondo del libro:

come far sì che le comunità umane, siano esse associazioni di individui singoli, entità già organizzate, Regioni, Stati ed aggregazioni di questi ultimi fino ad una integrazione globale internazionale, si aggreghino secondo i principi che regolano l'esistenza di quelli che vengono definiti Ecovillaggi.

Con questi ultimi si intendono entità autonome, indipendenti, pacifiche, collaborative, solidali, ecologiche e quant'altro di positivo e non violento si possa immaginare.

Le motivazioni che inducono a formulare una ipotesi del genere trovano tra l'altro fondamento nella grave situazione che l' Umanità vive nel mentre che l' Autore si accinge a scrivere il presente libro.

2026, anno segnato da terribili conflitti.

Nulla di nuovo per quanto riguarda la storia umana, ma il progresso tecnologico a cui si è pervenuti ne mette a rischio la sua continuità stessa.

Per quanto l'ipotesi proposta possa ritenersi immaginifica e di improbabile realizzazione l' Autore ritiene che sia comunque opportuno se non doverosa esporla, se non altro come forma di solidarietà nei confronti di chiunque si trovi a subire le pesanti conseguenze di questa situazione di conflitto.

Ho letto qualcosa come* " Ogni atto di altruismo sottende sempre una forma di egoismo" e, se ciò fosse vero, anche il presente caso non farebbe eccezione: lasciar sì che permangano situazioni di sofferenza e pericolo, anche se non ci toccano nell'immediato e direttamente, è una pessima premessa anche per il proprio futuro.

 

* Potrà accadere nel corso della stesura del libro che si facciano delle citazioni imprecise senza citarne gli autori. Me ne scuso con questi ultimi e con il lettore. Il libro provvederà una bibliografia in cui probabilmente si troveranno i riferimenti corretti.

 

 

 

CAPITOLO I

 

PARAGRAFO I

 

L' UMANITA':

DAL CONFLITTO ALLA COESISTENZA PACIFICA

 

Scorrendo i libri di storia notiamo che l' Umanità ha regolato " ab origine " la propria esistenza con uso della Violenza. Questo è il criterio sulla cui base si sono create aggregazioni sociali da quelle elementari fino a quelle più complesse come gli Stati. Di conseguenza anche lotte per il prodominio interno alle entità associate e tra di esse.

 

Questo meccanismo sembra essere coerente con l'ipotesi Darwiniana del principio biologico di selezione naturale: dalla competizione sul Pianeta dovrebbe emergere una forza sociale dominante che garantisca le maggiori probabilità di sopravvivenza della specie, umana nel caso in esame. 

Il problema ( tralasciando gli aspetti etici di una tale concezione ) è che l'essere umano non è un animale come gli altri, è " l' Uomo Tecnologico " che può produrre ed usare strumenti tanto utili quanto devastanti da mettere a rischio l'esistenza sua stessa.

Ecco dunque che insorge l'esigenza di ripensare la storia umana, ritornare sui propri passi e se e dove necessario apporre umilmente le dovute correzioni a quelle che sono le sue basi regolamentative.

Le difficoltà che si presentano nel proporre una tale prospettiva non sono certo incoraggianti.La storia ci rammenta che ad ogni tentativo di cambiamento sociale sia quasi sempre corrisposta una ulteriore insorgenza di contrasti e violenze.

Come si è gia affermato nella Premessa di questo libro, ciò è esattamente quello che si intende evitare in maniera prioritaria nell'ipotizzare soluzioni di rinnovamento dell'organizzazione dell'entità umana.

Il "Ciclo Perenne di Violenza" che permea la storia trova le sue basi in quelle che sono le leggi della Natura che regolano tutta la vita animale e non solo:

aggregazione di elementi della stessa specie, costituzione di gerarchie, lotte costanti per la definizione di quest'ultime.

Pur essendo l'Autore un grande ammiratore della Natura ( i suoi colori, suoni e quant'altro ) il meccanismo di cui sopra si ritrova anche nel campo vegetale: quello che può sembrare un pacifico paesaggio agreste sottende una continua competizione per l'acquisizione della quantità massima di fonte di vita, la luce solare in questo caso.

Quindi si tratta di un fenomeno insito nella base esistenziale della Natura e quindi normalmente inderogabile.

L' essere umano ha però, grazie allo sviluppo tecnologico, estremizzato questo meccanismo fino a poterne diventare esso stesso vittima.

Con una analogia si potrebbe raffigurare la situazione come un albero il cui enorme sviluppo in altezza lo esponga al rischio di caduta. 

Anche questo potrebbe essere considerato appartenente al ciclo naturale, a cui l'Umanità partecipa a pieno titolo.

Nonostante l'evidenza oggettiva di questa legge naturale l'Autore ritiene che si debbano comunque ricercare soluzioni alternative.

Sullo studio della genesi, dinamica e risoluzione dei conflitti esiste una ampia bibliografia ma a quanto pare ciò non è bastato a ridurre in modo evidente il livello di conflittualità presente nella società umana nel suo complesso.

La presente opera si colloca comunque in questa prospettiva, auspicando possa dare il suo modesto contributo in tal senso.

Si cercherà quindi, nei limiti delle proprie conoscenze e capacità, di impostare in maniera logica sia i problemi che le loro relative ipotetiche soluzioni.

La condizione di conflittualità generale umana (condizione A) rappresenta il "Sintomo" che si vuole analizzare e per il quale si cercherà di ipotizzare soluzioni concrete.

Tra queste ultime l'ipotesi di un Ecovillaggio Mondiale (condizione B) è quella che sarà approfondita nel presente testo.

Come si possa immaginare il passaggio dalla condizione A a quella B con un vincolo (condizione D) di evitare l'insorgere di qualsiasi ulteriore forma di conflittualità sara' tema centrale di questo libro.

In sintesi intenderemo descrivere l'esistenza di uno "Stato" A (Il conflitto sociale globale), l'esistenza auspicata di uno "Stato" B (L'Ecovillaggio Mondiale"), le ipotesi di modalità per realizzare il passaggio dallo "Stato" A a quello B con il vincolo ( Condizione D ) di non aumentare la conflittualità già presente.

Per coloro che sono già avvezzi alla lettura di testi di Intelligenza Artificiale apparirà evidente che la procedura esposta ricalca e si ispira ad alcuni suoi contenuti. 

Ciò corrisponde all'intenzione dell'Autore di far ampio ricorso a concetti tratti da discipline come l'Informatica, la Programmazione, l'AI.

Questo perchè queste ultime hanno nella loro essenza un forte rigore logico che fà sì che, usandoli come modello di pensiero, diano a questo una correttezza e fluidità corrispondente.

Quelle appena citate sono caratteristiche che per affrontare problemi di tale complessità sono ritenute dall'Autore irrinunciabili.

Esiste anche un secondo motivo non meno rilevante.

Per quanto film e libri di fantascienza abbiano conferito un alone negativo a concetti quali la Ri/Programmazione mentale e comportamentale in questo testo essi saranno valutati nel loro senso positivo.

E' infatti l'uso e l'intenzione con la quale si adoperano principi ed azioni corrispondenti che ne determinano il valore positivo o meno.

l'Autore presuppone una buona fede nell'uso di quello che potrà emergere da questo studio.

Quindi trattando di Ri/Programmazione mentale e comportamentale dell'Umanità non si aupica che il lettore corra con il suo pensiero ad immagini di laboratori ipertecnologici in cui esseri viventi siano manipolati secondo una volontà altrui non proprio benevola.

Nel contesto del presente libro la Ri/Programmazione dell'Umanità sarà anzi considerata come una valida opportunità di apprendimento e rigenerazione individuale e collettiva.

Il grande compito è far sì che l'essere umano riconosca di aver appreso modelli di pensiero/azione decisamente negativi per sè e per gli altri e si decida a  " Riprogrammare " la propria esistenza per poterla vivere in modo migliore.

 

 

CAPITOLO I

 

PARAGRAFO II

 

LO STATO ATTUALE GLOBALE:

GENESI E SVILUPPO

 

 

In questo paragrafo si intende descrivere in una forma sintetica ma quanto più possibile aderente alla realtà l’origine, lo sviluppo ed il consolidarsi della situazione globale dell’Umanità. Ciò avendo come punto di riferimento un tema di base di questo libro, l’origine ed il manifestarsi della conflittualità sociale, sia essa riguardi soggetti elementari che entità complesse come Stati od aggregazioni di essi.

Come già detto l’Essere Umano, come tutte le altre specie viventi, ha dovuto lottare per affermarsi tra queste ultime.

Ciò che gli ha consentito di realizzarlo può essere riassunto, tra l’altro, nella sua capacità di organizzazione. Lo sviluppo di quest’ultima, in qualunque campo, gli ha consentito di raggiungere il livello di evoluzione attuale.

Si è sviluppata quindi l’organizzazione del linguaggio e del pensiero per quanto riguarda la sfera individuale coerentemente con l’evoluzione delle forme di aggregazione sociale istituite e delle sue regole.

Il tutto obbediente ad un principio universalmente predominante, quello della Forza.

Anche quella che può essere considerata una delle forme più alte della evoluzione umana – l’Intelligenza – non sfugge a questa legge. Anche essa può essere considerata una espressione di Forza: emerge e si afferma quella che consente di prevalere sulle altre forme di intelligenza.

Quindi l’Umanità sia a livello di psicologia individuale che collettiva si è “formata” sotto l’influenza determinante del principio della Forza.

Così la storia umana ha visto crearsi nel tempo clan, tribù, villaggi, città, confederazioni più o meno volontarie di quest’ultime, Stati e loro aggregazioni sempre più estese e complesse.

Di pari passo, seguendo gli stessi metodi e principi, si è sviluppata l’organizzazione sociale interne ad essi e  si è modellata una psicologia umana corrispondente.

Sarebbe superfluo scrivere questo libro se allo stadio attuale di evoluzione del processo testè descritto non emergessero evidenti paradossi:

A) Questa evoluzione – basata sulla Forza – invece di garantire la sopravvivenza della specie, spinta all’estremo, la mette in pericolo di estinzione

B) L’ intelligenza umana, pur giunta ad un così alto grado di sviluppo, sembra incapace di comprendere delle evidenze palesi quali il fatto che al suo sviluppo intellettuale non è corrisposto un paragonabile miglioramento della qualità della vita

C) La frenetica corsa dell’entità umana verso la sempre maggiore evoluzione della tecnologia potrebbe ( vedi il Transumanesimo) segnarne la sua stessa fine, perlomeno nella sua definizione originaria.

Il fatto che sorgano dei paradossi non dovrebbe comunque sorprendere. La percezione dell’esistenza stessa della Realtà è una espressione di un fenomeno paradossale: sappiamo che la Realtà esiste ma, perlomeno razionalmente, non siamo in grado di spiegarne né l’origine né i limiti.

Quindi, pur esistendone e non comprendendone appieno il significato, i paradossi che coinvolgono l’essere Umano si presume che in qualche modo debbano essere elaborati ed inseriti in uno schema mentale che ne consenta un minimo di intendimento.

Si ritiene a questo punto fare una necessaria precisazione. Si è fatto precedentemente uso al concetto di uso del principio della Forza.

E’ bene chiarire che quest’ultima non è di per sé connotabile con un valore negativo. Per mezzo della forza si creano strade, si erigono monumenti, si risparmia lavoro fisico all’Essere Umano. Questo è il senso positivo del termine.

Purtroppo nel presente libro si dovrà far riferimento ad esso nel suo senso negativo in quanto è questo ad essere maggiormente inerente alla presente trattazione: la Forza, usata in modo ingiusto, arbritario e sproporzionato, si può definire più correttamente Violenza. Quindi dovrebbe essere ben chiara la distinzione tra uso della Forza, che prevede conseguenze positive generali, e l’uso della Violenza, nel qual caso le conseguenze negative ricadono - su chi più e chi meno – su tutti gli “ attori ” in campo.

 

Per il tema che riguarda questo libro sarà preso in esame il fenomeno della Violenza – origine, funzione ed ipotesi di risoluzione – in quanto è quello più pertinente all’obiettivo che questo testo si prefigge:

come ipotizzare un passaggio indolore da uno Stato di Conflitto ( uso della Violenza ) ad uno Stato di Quiete     ( solo uso della Forza ).

Può sembrare contraddittorio associare l’uso della Forza ad uno stato di quiete ma auspico di averne chiarito il senso nel contesto del presente documento.

A questo punto sembra opportuno chiedersi: perché l’uso della Forza si trasforma in uso della Violenza ?

Si potrebbe collocare questi due aspetti della Storia Umana ( in sintesi molto approssimativa ed imprecisa: Pace e Guerra ) come una manifestazione dell’alternanza che si presenta nei fenomeni fisici della Realtà.

Giorno/Notte, Caldo/Freddo, Asciutto/Pioggia etc.

Se si osserva lo sviluppo storico osserviamo anche in questo caso questa alternanza tra condizioni di conflitto più o meno manifeste e quelle di quiete più o meno reali.

Dinanzi alla naturalità del fenomeno si sarebbe tentati di abbandonare questa scrittura considerando l’ineluttabilità del meccanismo. Ciononostante si considera che l’Essere Umano ha dovuto sempre affrontare l’ opposizione degli altri elementi della Natura. L’ ineluttabilità della pioggia non gli ha impedito di inventare l’ombrello.

Accorre anche puntualizzare che nel contesto in esame la maggiore fonte di pericolo per l’Umanità è rappresentata da sé stessa , una volta sottomesse alla sua volontà le altre realtà presenti nell’ ambiente vitale ( fatto salvo cataclismi interplanetari, ipotetiche influenze aliene e quant’altro si possa in maniera più o meno fondata immaginare).

Per cui si prosegue comunque nella nostra analisi, confidando che cercare di portare un po’ di luce su questi meccanismi possa anche minimamente contribuire a risolverli in modo positivo.

Riassumendo quanto si è detto finora:

l’organizzazione sociale umana si è storicamente costituita sulla base di un processo dinamico caratterizzato dall’uso della Forza/Violenza.

 

Si potrebbe obiettare che intervenire in questo processo rappresenterebbe un “antibiotico” ( etimologicamente , contro la vita ): se – seguendo le analogie precedenti – in Natura ci fosse unicamente solo asciutto o solo pioggia ( ovvero solo Pace o solo Guerra ) si avrebbe corrispondentemente solo deserto o solo oceani, condizioni certamente poco favorevoli alla vita, perlomeno umana.

Lasciamo questa osservazione inevasa per il momento, valutando che data la “febbre” che ha colto l’Umanità nel mentre che l’Autore sta scrivendo si ritiene che una adeguata dose di antibiotici ( nonostante l’ambiguità del termine) per essa sarebbe raccomandabile ed opportuna.

Diamo quindi per assunto che vogliamo “alterare” il ciclo naturale degli eventi ed immaginare una transizione ad uno stato di perenne condizione di Pace, tralasciando per il momento quelle che potrebbero essere le conseguenze del raggiungimento di un tale obbiettivo.

Come si è premesso nell’introduzione al presente libro l’approccio al problema trattato viene definito come olistico ( dal greco òlos, tutto/totale) per cui saranno impiegate tutti i generi di conoscenza e tipi di discipline che L’ Autore nel procedere del suo percorso di studio personale ha, a vari livelli di approfondimento, intercettato.

Da quella che è la sua formazione universitaria - Psicologia – a quelli che sono stati e sono i suoi interessi sviluppati autonomamente:

Arti Figurative e Musicali, Medicine cosiddette Naturali*, Scienze Informatiche (Grafica 2/3D, Linguaggi di Programmazione Software, Basi Teoriche dell’AI ); Cultura Letteraria (Storia, saggistica e quant’altro); Discipline e Filosofie Orientali ( Agopuntura, Yoga, Arti Marziali).

 

Sarà da questa pur limitata base che si trarranno i principi e l’ispirazione nel trattare il complesso tema in esame.

* In realtà l’uso di questo termine non viene ritenuto corretto dall’Autore: tutto ciò che è appartiene alla Natura, quindi è naturale. Compreso quindi la Medicina Allopatica ( cioè in sintesi quella ufficialmente riconosciuta come scientifica ), che verrebbe inappropriatamente esclusa da una tale definizione.

La motivazione per l’adozione di un approccio olistico può trovare la sua origine, ad esempio, nello studio delle Arti Figurative e Musicali.

 

Queste ultime, basando la loro essenza sulle leggi dell’ Armonia, possono contribuire notevolmente nell’esame del problema in questione. Si può considerare quest’ultimo infatti un caso particolare di situazione in cui sia presente un alto grado di disarmonia.

 

 Si potrebbe obiettare che anche nell’ Arte sia presente una espressione notevole del conflitto, inteso come contrasto tra colori e differenze marcate di intensità di luce, ad esempio.

Quindi anche ciò che dovrebbe aiutarci a risolvere il problema della oppositività ne è basicamente pervaso.

Anche in questo caso bisogna accettare il paradosso e proseguire la trattazione nonostante queste considerazioni.

Altro riferimento olistico in questa trattazione lo si può individuare nell’obbiettivo che si è posto:

Il raggiungimento di uno stato completo e continuo di Pace per l’ Umanità.

Per chi è gia avvezzo alla lettura di testi che si rifanno alla tradizione Mistico-Religiosa sia orientale che occidentale questo concetto apparirà assolutamente familiare.

Nella cultura orientale lo troviamo contenuto ad esempio nello Yoga e nel Buddismo, in cui lo stato mentale di Samadhi e Nirvana indicano appunto il raggiungimento di una condizione di eterna e completa Pace, sia pure oggettivamente a livello di singolo individuo.

Nella tradizione occidentale concetti come Estasi Mistica o quelli presenti nelle varie concezioni religiose ne possono essere considerati ulteriore espressione.

Procediamo illustrando i motivi per cui si fa riferimento nel nostro approccio multidisciplinare anche alle scienze informatiche.

Esse rappresentano infatti un punto di svolta nel progresso umano, paragonabile a quello dell’uso della Ruota. Se l’ Uomo si è evoluto nella sua plurimillenaria storia ad una data velocità, con l’uso e l’applicazione delle Scienze lnformatiche ( fatto salva l’importanza degli altri fattori che ne consentono l’esistenza ) questo procedere ha avuto un impulso impressionante.

Perché è utile far riferimento ad esse nella presente trattazione ?

La risposta risiede nel fatto che queste discipline, oltre alle tante cose benefiche a cui ha dato impulso, ha contribuito in maniera determinante anche alle manifestazioni di conflittualità umana che sono l’oggetto del presente libro.

Anche questo è un paradosso e a questo punto il lettore si sarà abituato ( come l’Autore) all’idea di incontrare frequentemente paradossi nel corso di questo cammino concettuale.

A tal riguardo sembra opportuno citare il seguente testo tratto dal libro La Terapia Sistemica di L. Boscolo ed Altri:

“Epistemologo: La notizia più grossa che ti posso dare è che tutto ciò che riguarda la vita e la conoscenza è un processo ripetitivo. Come ti immagini già, è un altro modo di dire che la vita e la conoscenza sono paradossali per natura. Non credere a nessuno che dichiara che non ci sono paradossi in terapia. Non c’è altro che paradossi.”  10)

 

Si potrebbe dire che ci sia una espressione di conflittualità anche nei concetti usati nell’informatica ?

In effetti vi è presente ciò che è denominato come Codice Binario, quella dualità sulla quale si fonda la programmazione del software, lo 0 e l’ 1. Si potrebbe obiettare che una dualità non comporti necessariamente una oppositività ma semplicemente una diversità. Comunque sia questi valori ( 0,1 ) per svolgere il loro compito devono poi essere “ tradotti ” in un valore alto/basso di cariche elettriche definite come negative, rappresentando una serie di queste ultime lo strumento di codifica hardware del codice. 

Ecco quindi che rileviamo anche nel linguaggio tecnico-informatico dei termini che esprimono conflittualità, opposizione, contrasto.

 

Tralasciando queste considerazioni l’Informatica non può che essere ritenuta indispensabile per il compito che ci siamo proposti.

 

La quantità di dati, fattori, algoritmi, modelli di soluzione dei problemi etc. che sarebbe necessario utilizzare ed elaborare non potrebbe prescindere da questa disciplina. Per cui in questo contesto se ne adotteranno principi e strumenti, in particolar modo riguardo ai modelli di Intelligenza Artificiale.

 

Le Scienze Informatiche hanno contribuito a produrre i problemi nella misura in cui possiamo osservarli oggi; esse stesse – secondo l’ipotesi stabilita in questo testo – potrebbe contribuire a risolverli.

Al lettore già avvezzo alla lettura di testi di Medicina Omeopatica ( da òmoios, stesso e pàthos, sofferenza) apparirà evidente come quanto detto precedentemente possa rappresentare una applicazione del suo principio di base: il simile si cura con il simile, similia cum similibus curantur, come già espresso anticamente. 

 

Si sono quindi illustrati quelli che saranno le discipline di riferimento che ispireranno e guideranno questa ricerca, dando al lettore un quadro generale in cui collocare nel procedere della lettura i concetti esposti.

 

Per chi volesse approfondire il concetto di contrasto come uno dei principi di base della Realtà si consiglia la lettura del libro "Chance" di Paul Watzlawick, J.H. Wickland, R. Fisch in cui si possono trovare ampi riferimenti si questo tema.

Ne citiamo un passo che può ben illustrare uno degli aspetti di base del nostro approccio.

 

“ Ma da un punto di vista meno superficiale diventa presto evidente che il mondo della nostra esperienza (che è l’ unico di cui possiamo parlare) è costituito di coppie di opposti e che a rigor di termini qualsiasi aspetto della realtà trae la propria sostanza o concretezza dall’ esistenza del suo opposto. Gli esempi sono ovvi: luce ed ombra, immagini e sfondo, bene e male, passato e futuro – e tutte queste coppie sono semplicemente i due aspetti complementari di un’unica realtà, di un solo schema di riferimento, nonostante la loro natura apparentemente incompatibile e comunque tali da farli escludere a vicenda. ”  9)

 

In sintesi abbiamo finora detto che l’ Umanità si è sviluppata nell’obbedienza al principio naturale della Forza/Violenza e che sarà intenzione dell’ Autore affrontare la problematica connessa in maniera multidisciplinare.

 

Un paragafo a parte di questo capitolo sarà dedicato all’analisi del problema in esame dal punto di vista della Psicologia Umana.

 

Ciò in quanto, ferma restando l’ influenza e l’ importanza degli altri fattori, ciò che determina il comportamento dell’Essere Umano è dato dalla sua Mente.

 

Anche qui, come ormai ci stiamo abituando a constatare, incontriamo l’immancabile paradosso.

 

La Psiche Umana, pur considerandone come incontestabile l’esistenza, nonostante i riscontri scientifici indiretti e le recenti tecniche di neuroscienza, non credo si possa collocare come qualcosa di oggettivamente percepibile e distinguibile.

 

Si andrà quindi nel prossimo paragrafo ad illustrare come la psicologia umana possa essersi formata nel tempo fino allo stato attuale e come possa il suo studio essere di aiuto nell’affrontare i problemi che si sono contestualmente generati, puntando l’attenzione sul tema della Conflittualità intra ed inter-umana.

 

CAPITOLO I

 

PARAGRAFO III

 

 L’ EVOLUZIONE IMMOBILE DELLA PSICHE UMANA

 

 

Questa volta si vorrà mettere in evidenza la paradossalità insita nel tema già dal titolo del paragrafo.

 

Ci troviamo dinanzi ad un fenomeno (la Psiche umana) che, pur essendosi evoluto in ampio grado, dalle sue origini ha conservato degli stati pressoché invariati per certi suoi aspetti.

Ciò di per sè potrebbe considerarsi naturale, in quanto l’evoluzione di un organismo od una specie non ne presuppone un cambiamento totale e sarebbe improbo il contrario. 

La paradossalità rilevata sta nel fatto che se da un lato l’essere Umano ha sviluppato linguaggi, filosofie, ideali etc., nella base psichica dei suoi comportamenti sono rimaste caratteristiche primordiali che sono concettualmente incompatibili e contraddittorie con i principi evoluti a cui si è accennato ed a cui è comunque pervenuto.

La base biologica dell’Uomo è rimasta quasi invariata ma la sua psicologia ha nel frattempo creato ed elaborato concetti quali: giustizia, uguaglianza, rispetto, bellezza etc. che sono incongruenti con i meccanismi vitali originari basati invece fondamentalmente sull’istinto di sopravvivenza proprio e della propria specie.

Quest’ultimo infatti non contempla molto altro di più che l’esercizio della Forza/Violenza per la soddisfazione dei propri bisogni.

Quindi si può dire, in accordo con le teorie scientifiche comunemente accettate, che la Psicologia Umana, in analogia con quella che è la struttura biologica del cervello (Archi-Paleo e NeoCerebellum) si sia evoluta secondo uno schema analogo, sovrapponendo ed integrando funzionalmente man mano livelli più evoluti ma conservando tutta l’influenza di quelli precedenti.

Si è ritenuto opportuno fare questa breve premessa per introdurre il tema che ci interessa:

come la Psicologia Umana si pone in rapporto al Conflitto e, nel caso ancora più specifico – che sarà approfondito nel capitolo secondo – nella sua gestione e possibile risoluzione pacifica.

Quello che ci interessa sapere quindi è:

A)  Come insorge una conflittualità nella Psiche umana

B) Come quest’ultima elabora questa conflittualità e cerca di risolverla

C) Tutto ciò che può favorire od inibire l' evento B)

 

Per quanto riguarda il punto A) la risposta la si può evincere dalla breve premessa precedente: 

nell’ Essere Umano coesistono spinte biologiche “primitive” che per loro natura confliggono con le sue espressioni più evolute.

In sintesi: una persona potrebbe desiderare di far proprio qualcosa anche facendo ricorso alla Forza/Violenza ma la parte più razionale della propria psiche glielo impedisce, prevedendo le conseguenze anti-conservative di un tale atto.

Il conflitto tra questi due “attori” psichici rimane, non viene completamente risolto. Per usare un termine tratto dai testi di Psicologia, esso viene rimosso, applicando uno dei meccanismi di difesa psichica definito, appunto, Rimozione.

Il fatto che venga rimossa dalla consapevolezza cosciente non significa però che non continui ad operare nelle sue conseguenze. Il conflitto potrà quindi riemergere ad esempio nei sintomi psicosomatici, nei sogni, nelle azioni apparentemente involontarie.

La Rimozione non è l’unico meccanismo di difesa dall’ ansia derivante dal conflitto psichico. Se ne elencano infatti ad esempio: Spostamento, Negazione, Sublimazione, Formazione Reattiva ed altri che il lettore potrà approfondire nella lettura di testi di Psicologia Generale.

Quello che ci interessa chiarire ai fini della presente trattazione è che la Psiche umana si dimena in uno stato caratterizzato da questo tipo di dinamiche.

L’ Autore fa presente che al fenomeno psichico individuale potrebbe corrispondere uno analogo a livello sociale, interpersonale. 

In una situazione di conflitto tra due o più entità umane la rimozione di alcune di esse dal contesto in cui si è generato e/o del motivo che è alla base del loro conflitto potrebbe condurre alla conclusione del medesimo.

Stesso dicasi per gli altri meccanismi di difesa.

Si precisa ciò in quanto l’analisi del problema che ci siamo posto considererà non solo la Psicologia Individuale ma anche quella Collettiva, oggetto di studio di discipline da quelle più scientificamente ed ufficialmente riconosciute come la Psicologia Sociale, l’ Antropologia, le Neuroscienze Sociali fino a quelle più esoteriche o pseudoscientifiche quali l’ Antroposofia o la Parapsicologia., Teorie sulla Mente Quantica, sulla Coscienza Globale o sulla Risonanza Morfica.

Per quanto riguarda il punto C) – l’elaborazione del conflitto psichico - vediamo di illustrare :

 

1) cosa potrebbe inibire l’insorgere del conflitto psichico

 

2)  cosa potrebbe invece facilitarlo

 

Per il punto 1):

a) Come si è già detto, con i meccanismi di difesa, il cui uso è negativo solo se esercitato in misura patologica;

Migliorando tutte le condizioni generali psico-fisiche, l’ “humus mente-corpo”. In analogia con quello che accade con il corpo fisico, se il suo stato generale è in buone condizioni esso è più resistente ad eventuali aggressioni di carattere patologico;

c) Agendo anche a livello ambientale e sociale, intervenendo quindi in quello che è l’ “humus eco-sociale” nel quale la persona è inserita;

Il problema che a questo punto insorge in tutta la sua rilevanza è il seguente:

chi avrebbe il diritto di cambiare chi e cosa ?

Finchè si ragiona in termini astratti si può disquisire amabilmente sulla fondatezza ed utilità dell’applicazione di metodi e principi logici.

Purtroppo lo stato attuale dell’ Umanità ( e la Psiche individuale corrispondente) non obbedisce – e non ha mai obbedito - che alle regole che l’evoluzione storica degli eventi gli ha imposto.

L’ Autore intende a questo punto fare una importante premessa.

Nel corso dell’estensione di questo testo si potrà far riferimento ad entità sociali e relative norme consolidate nei millenni, di qualunque genere e livello di complessità.

L’ Autore vuole chiarire che, come già brevemente esposto nella Premessa presente in questo libro, chiunque (Singoli, Società Umane, Stati ed associazioni di essi) sono considerati parti del Problema. Non si sta cercando un capro espiatorio, un colpevole a cui addossare la responsabilità di tutti mali del Mondo.

Tutti si è responsabili (purtroppo anche l’Autore) in varie forme ed in vario grado e tutti potrebbero e dovrebbero sentirsi nel diritto-dovere di partecipare alla realizzazione del cambiamento auspicato.

In sintesi:

non c’è un Buono ed un Cattivo, esiste una Situazione, un Sistema di relazioni interne ed esterne all’individuo che si sono fissate in modo negativo, limitante ed oppressivo per tutti gli appartenenti a questo Sistema di rapporti.

Per chi volesse approfondire i principi alla base e di questo approccio si consiglia la lettura di testi riguardanti la Terapia Sistemica, la Cibernetica, La Network Science ( scienza delle Reti ) ed altri di cui si fornirà esempi nella Bibliografia annessa al presente libro.

Tornando alla domanda che ci eravamo posti – chi cambia chi e cosa – la risposta, data la premessa precedente, sorge immediata:

 Tutti.

Purtroppo non è altrettanto immediata la sua implementazione pratica.

Anche perché pure in questo caso si inserisce l’ormai consueto paradosso:

Tutti dovrebbero cambiare Tutti, dato però che sussiste una sequenza temporale chiunque inizi questo processo di Change (Cambiamento) si porrebbe – perlomeno temporaneamente – al di fuori di esso, eludendosi così il principio di base di partenza.

Si potrebbe suggerire come soluzione che esso si auto-modifichi ma non si potrebbe avere la certezza che gli altri elementi del Sistema ne siano soddisfatti.

Questo tema sarà ripreso nel Capitolo III dedicato appunto alle soluzioni ipotizzabili per il problema in esame.

Altro aspetto necessariamente da considerare è quello per il quale, sia a livello di Individui che di Società, potrebbe esserci l’intenzione manifesta o meno di non volere alcun cambiamento in quanto, a torto od a ragione, lo stato attuale delle cose a loro stesso giudizio è positivo così come è.

Per quanto questa evenienza rappresenterebbe una spiacevole limitazione, nulla cambierebbe nella prospettiva espressa in questo libro:

le altre parti procederebbero nel loro intendimento autonomamente e ponendo grande attenzione ad evitare di confliggere con chi non intenda partecipare a questo “Gioco”.

Anche la precedente è comunque una esemplificazione che sarà approfondita successivamente.

Sintetizzando il problema:

abbiamo una Psiche Individuale e Collettiva che dovrebbe affrontare l’arduo compito di un auto-cambiamento, simultaneamente auto ed etero-diretto.

Usando una analogia con il linguaggio informatico, il “Programma Mentale” che è stato scritto si è rivelato e si rivela notevolmente disappropriato per l’Essere Umano, basandosi esso su assunti, procedure e finalità lontani dalle sue reali esigenze attuali.

Anche se grande parte dell’Umanità è ancora purtroppo tagliata fuori dagli effetti benefici dello sviluppo tecnologico, nella sostanza i bisogni primari – che ricordiamo sono quelli che hanno dato una impronta alla caratterizzazione della Psiche umana - legati alla sopravvivenza sarebbero soddisfacibili per tutti con relativa facilità. 

Cionostante l’Umanità continua a vivere secondo i principi ( le regole del “ Programma ”) arcaici riassumibili nella nota espressione homo homini lupus.

Per chiarire, è come se ci fosse un “ gregge ” di dimensioni colossali ampiamente sufficiente a soddisfare i bisogno di sopravvivenza del “ branco di lupi ” ma questi ciononostante continuassero a sbranarsi tra di loro.

L’ Autore ci tiene a precisare che quella appena esposta è solo una analogia, massima simpatia sia per il “gregge” che per il “branco di lupi” con tutti i loro rispettivi componenti.

Quindi il compito sarebbe quello di riscrivere contenuti e regole del “Programma Mentale” umano aggiornandolo a quelli che sono gli sviluppi emersi nel tempo.

Per chiarire il motivo per il quale si propone quanto detto, che potrebbe apparire inconcepibile e contrario – se male interpretato – al rispetto di basilari diritti dell’ Essere Umano, si faranno di seguito alcuni esempi storici ed antropologici per illustrare e convalidare i concetti prima esposti.

Iniziando ab origine, risulta da documentari e fotografie (ante AI) che il principio della Deformazione Umana fosse applicata ad esempio nei seguenti modi:

Alle adolescenti venivano (uso il passato in quanto ci si augura che queste pratiche non siano più attive ) aggiunti degli anelli intorno al collo in modo tale da produrre man mano in un tempo adeguato un allungamento assolutamente sproporzionato del collo medesimo.

Altrove veniva prodotto un intaglio nel labbro inferiore sempre di giovani fanciulle e questo era espanso e mantenuto tale tramite una sorta di “piattino” producente una orribile deformazione fisica della bocca.

L’ Autore deve fare una precisazione a questo punto.

La prima è che egli non è uno storico di professione e quindi non può dare la garanzia della completa veridicità di quanto riferisce.
Si invita quindi il lettore ad accertare personalmente ed autonomamente l’ attendibilità delle informazioni in buona fede riferite.

Devo inoltre premettere che quanto si va illustrando di seguito potrebbe – come d’altronde ha prodotto in che scrive – indurre uno stato di disagio e sconcerto.

Chi non volesse patire questo genere di turbamenti è invitato a passare direttamente al capitolo successivo.

I prossimi esempi saranno tratti da ciò che avveniva nell’ Antica Grecia.

Nella colta Atene sappiamo che era pratica comune ed accettata poter “ disporre ” di adolescenti in un contesto in cui la schiavitù era considerata un fatto normale anche dalle figure di importanti filosofi.

C’è innanzitutto da domandarsi cosa poteva accadere a quei fanciulli che si fossero rifiutati di sottostare alle “ regole ” di quegli adulti. Come pure chiedersi se una pratica del genere, esercitata nel corso dei millenni anche in altri contesti, possa aver prodotto una “ selezione naturale ” di soggetti che essendo stati vittima di una violenza psicologicamente sconvolgente non la abreagissero agendola a loro volta su altri giovani, attivando così un ciclo generazionale infinito di cui possiamo vedere gli sviluppi anche odiernamente.

Se ci spostiamo a Sparta lo scenario è ancora più sconcertante.

Sostanzialmente il problema che si poneva era rendere il più possibile affidabili tra di loro i futuri componenti delle forze combattenti destinate alla guerra.

Ciò veniva ottenuto inducendo ed abituando ad un rapporto del tipo marito-moglie fin dalla tenera età: i malcapitati fanciulli erano costretti a dormire insieme anche d’inverno sulla nuda terra senza adeguati indumenti e coperture. In questo modo l’unico modo per scaldarsi era farlo tra di loro nel modo che si può immaginare.

Pare che questa pratica provocasse la necessità per le donne Spartane della stessa comunità di dotarsi di barbe posticce per poter diventare stimolanti agli occhi di quei bimbi che erano quindi diventati adulti ma attratti solo da coloro con i quali erano fin dall’infanzia indotti ad avere rapporti.

Credo che adesso questi pochi esempi esposti non lascino più alcun margine di ambiguità e fraintendimento riguardo al senso in cui il concetto di “Lavaggio del Cervello” è usato dall’Autore nel presente contesto.

Un’ultima considerazione sull’ argomento e poi molto volentieri si procede oltre.

In riferimento all’esempio degli anelli al collo era tale il suo allungamento prodotto che togliere tutti gli anelli insieme poteva essere letale per la sventurata donna.


Ciò però ci può insegnare qualcosa: ammesso che un processo del genere sia invertibile, sarebbe comunque necessario farlo con la massima prudenza e gradualità, “un anello alla volta” e secondo tempi adeguati.

Come si è già precisato, nulla di più lontano dalle intenzioni dell’Autore di offrire in questo modo una occasione per incentivare un controllo oppressivo ed arbritario da parte di una qualsiasi entità sull’Individuo e sulla Società Umana.

Anzi, proporre a questi ultimi un possibile percorso per uscire dal quel Caos in cui, nonostante tutti i progressi raggiunti, ancora si dimena.

 

 

CAPITOLO I

 

 

PARAGRAFO IV

 

 

LA SOCIETA’ UMANA GLOBALE:

EVOLUZIONE, ORGANIZZAZIONE E CONFLITTO

 

In questo paragrafo, dopo aver precedentemente esaminato il tema dal punto di vista della Psiche lndividuale, si andrà ad incentrare l’attenzione su quella che di quest’ultima rappresenta il “ contenitore ”, cioè la sfera sociale.

Sostanzialmente – con un po’ di umorismo – si potrebbe affermare che l’Essere Umano si sia evoluto come forma organizzativa dalla società tribale alla società tribale.

Fondamentalmente quelle che osserviamo essere le attuali forme organizzative sociali umane hanno conservato gli stessi schemi di quelle tribali originarie:

1) Una definizione netta dei confini fisico-spaziali attribuiti ed acquisiti in modo generalmente poco pacifico

2)  Una struttura gerarchica interna alle organizzazioni sociali e tra di esse, dai confini più o meno rigidi e da uno stato più o meno collaborativo

3) Uso come principio organizzativo di base della Forza/Violenza sia internamente alle organizzazioni che nei rapporti tra di esse

 

Il tutto è considerabile una espressione di un fenomeno assolutamente naturale.

Gli Stati attuali rappresentano quindi l’evoluzione delle tribù originarie che si sono “condensate” in strutture sempre più grandi e complesse ma conservandone gli intriseci principi organizzativi di base originali.

Come già espresso nel precedente paragrafo in relazione allo sviluppo della Psiche Umana, ciò rientra in modo naturale nel quadro evolutivo generale:

Lo sviluppo di qualunque organismo complesso conserva ed integra ciò che è stato fondato nelle fasi precedenti. 

Se si osserva il panorama nazionale ed internazionale possiamo osservare come le diverse “Tribù” ( gli Stati, le loro Regioni, le loro associazioni fino all’elemento di base familiare ) possano sia collaborare che competere fino al caso estremo della belligeranza.

Quest’ultima è solo la manifestazione più palese di una conflittualità che pervade tutto il Sistema: l’ Individuo, la Famiglia, la Società, gli Stati e le loro Associazioni.

La classica punta dell’iceberg.

La ben nota “ Lotta Tribale ” non ha mai quindi cessato di esistere, ha soltanto preso nomi e forme di espressione diverse.

Il “Campo di Battaglia” si estende su tutte le manifestazioni dell’esistenza umana: dai conflitti interni alla persona (nevrosi ed oltre) a quello tra quest’ ultimo e l’ambiente più prossimo (Famiglia ed oltre), ambiente di lavoro, conflitti derivanti dall’appartenenza a determinate categorie sociali ( in base al reddito, posizione politica, religione, etnia etc.).

Questo rappresenta lo sfondo, l' “Humus Conflittuale”, sul quale si innestano e sviluppano i conflitti di livello maggiore, con ciò intendendosi quello tra organizzazioni complesse quali Stati e loro Associazioni.

Chiaramente i diversi livelli si integrano e si influenzano a vicenda, secondo meccanismi di Causalità Circolare.

Ad esempio una comunità di individui oppressivi e violenti sarà più probabile che si crei una rappresentanza – di qualunque genere – con le stesse caratteristiche.

Come pure che quest’ultima agisca naturalmente in maniera tale da rendere i soggetti che rappresenta ancora più oppressivi e violenti, definibile questo processo come Circuito Cibernetico.

Chiaramente la Società non è solo conflitto ma anche cooperazione altrimenti, come qualunque altro Sistema, sarebbe ben presto destinato a collassare.

Il problema che si manifesta è che le condizioni di conflittualità rendono i frutti della collaboratività scarsamente fruibili nel loro pieno valore.

Per chiarire facciamo riferimento a casi tratti dalla quotidianità: qualcuno collabora con altri per costruire un qualcosa e qualcun altro “ collabora ” per danneggiarla od anche distruggerla.

In questo genere di clima sociale anche le azioni con intenzionalità positiva ne risentono fortemente ed il loro valore finale ne è estremamente limitato.

 

Quindi la società umana nel suo complesso ha sia fissato una propria struttura seguendo uno schema che trae le sue basi fondamentalmente dalla Biologia ( da Bios, cioè Vita), sia uno schema evolutivo della struttura medesima:

la Struttura del Sistema ed il suo Cambiamento sono assolutamente coerenti, anche in questo nel rispetto del principio biologico di permanenza e quindi conservazione.

 Ciò induce a definire la precedente come una visione prettamente deterministica: 

ciò che è accaduto, ciò che accade e che accadrà non potrebbe che accadere.

Il problema è che questo Sistema così come si è determinato appare all’Autore altamente disfunzionale per la stragrande maggioranza dei suoi componenti.

Si sottolinea che non si fa riferimento soltanto a coloro che all’interno del contesto sociale occupino una posizione sociale subalterna e sfavorita. Possiamo facilmente osservare dall’analisi dei fenomeni storici o più semplicemente dagli eventi che la quotidianità ci riporta, che anche le cosiddette classi superiori - benestanti e più che benestanti - abbiano potuto ripetutamente e pesantemente esperire le conseguenze anche tragiche delle dinamiche violente presenti nel Sistema a cui anch’ esse appartengono.

Quindi, per quanto possa essere agiato il livello di vita, esiste comunque un corrispondente livello di stress, insicurezza, timore che può rendere qualunque status sociale non vivibile nel migliore dei modi, cioè pacifico.

Fatto salvo che ci possa essere chi - singoli od aggregazioni di essi – per motivi storico-genetici non siano predisposti né alla ricerca né all' apprezzamento di una condizione di Pace.

Questo aspetto sarà approfondito nel III Capitolo.

Paradossalmente questo “Sintomo Sociale” , ovvero lo stato di insoddisfazione generale, rappresenta anche una favorevole condizione per una risoluzione positiva del problema:

dato che coinvolge tutti, tutti potrebbero essere motivati a raggiungere una soluzione che migliori la propria condizione esistenziale e nel contempo quella degli altri.

Il problema del cambiamento sociale diventa a questo punto anche un problema di equilibrio.

Il Sistema Sociale dovrebbe cambiare autorigenerandosi ma secondo tempi e modi che non sconvolgano gli equilibri a livello sia della Psiche Individuale che a livello di organizzazione sociale ed a quello tra relazioni tra Stati, ciò che è invece è storicamente avvenuto con un consolidato uso della Violenza.

Come si potrebbe pensare di pervenire a tale obbiettivo sarà oggetto del prossimo capitolo dedicato alle ipotesi di soluzione dei problemi sollevati presentemente.

Lo stato attuale della società umana è caratterizzato da un alto grado di Competitività che non è che una forma di conflittualità diretta od indiretta.

Anche questo fenomeno ha le sue origini biologiche, naturali.

Se si osserva quello che è lo sviluppo ad esempio di una foresta amazzonica possiamo notare che le piante che la compongono poste una vicina all’altra e contentendo tutte per la luce abbiano raggiunto altezze dell’ ordine di numerose decine di metri.

Se esse non avessero avuto la necessità di competere tra loro l’altezza ed il volume del loro tronco sarebbe stato decisamente minore.

Dopodiché di gran parte di quei giganteschi tronchi è arrivata una entità superiore – l’ Uomo – e ne ha fatto legname.

A questo punto è opportuno introdurre un concetto che ci arriva dalle filosofie orientali: il Karma.

Si indica con ciò il fenomeno per il quale gli effetti delle azioni che si compiono – nel Bene e nel Male – ritornano prima o poi a chi l’ha compiuti.

Espresso in termini più occidentali si potrebbe definire come  l’ “effetto di ritorno”, il feedback.

Per mantenere una analogia con l’esempio della foresta, la lotta incessante e la violenza reciproca tra i suoi componenti ha prodotto un “ Ritorno ” di Violenza, in questo caso sotto forma di motoseghe. 

Altri esempi di questo meccanismo sono purtroppo osservabili traendoli dalla storia umana: guerre che hanno visto prima esercitare efferate violenze da una parte hanno poi visto quest’ ultima subire violenze anche peggiori.

Un motivo in più – l’ Autoconservazione – per motivare ognuno alla ricerca di modalità pacifiche e non conflittuali per la propria ed altrui esistenza.

Quello che, restando in linea con l’analogia precedente della foresta, si vuol mettere in evidenza è che la responsabilità dello “Status Quo” e del suo potenziale cambiamento non potrebbe essere addebitato ad una unica “ Pianta ”, ad un unico componente del Sistema.

Il problema è di natura collettiva, richiede quindi un cambiamento collettivo.

 

Quest’ ultimo può essere inibito da:

 

A) la contingenza dello stato di Conflitto/Competizione. 

I soggetti sociali, dovendo occuparsi nel difendersi dalle aggressioni esterne presenti o potenziali, non sono posti in condizione tale da attivare o recepire un cambiamento di natura diversa. Sempre utilizzando una analogia, chi è coinvolto in una rissa potrà difficilmente mantenersi calmo e pacifico ma dovrà piuttosto pensare a difendersi, anche aggredendo preventivamente.

B) La natura storico-genetica dei soggetti sociali.

un aggregato umano che per millenni è stato propenso ad un esacerbato uso della Violenza sarà probabilmente condotto con meno facilità ad esercitare modalità pacifiche di esistenza.

Con una analogia, si presume che sia di maggiore difficoltà “ addomesticare ” un cane da combattimento che uno da compagnia.

Siamo giunti quindi alla conclusione di questo capitolo in cui abbiamo presentato una panoramica su quello che è il problema in esame – fondamentalmente la conflittualità umana – ai suoi vari livelli individuali e collettivi.

 

Nel prossimo capitolo saranno elaborate quelle che potrebbero essere le soluzioni allo stato di cose descritto, tra queste in primo luogo quello che è il tema centrale del presente libro, l’ Ecovillaggio Mondiale.