CAPITOLO I

 

IL PROBLEMA: LA SITUAZIONE GLOBALE ATTUALE

 

In questo capitolo si intende esporre una panoramica su quello che sarà il tema di fondo del libro:

come far sì che le comunità umane, siano esse associazioni di individui singoli, entità già organizzate, Regioni, Stati ed aggregazioni di questi ultimi fino ad una integrazione globale internazionale, si aggreghino secondo i principi che regolano l'esistenza di quelli che vengono definiti ecovillaggi.

Con questi ultimi si intendono entità autonome, indipendenti, pacifiche, collaborative, solidali, ecologiche e quant'altro di positivo e non violento si possa immaginare.

Le motivazioni che inducono a formulare una ipotesi del genere trovano tra l'altro fondamento nella grave situazione che l'Umanità vive nel mentre che l'Autore si accinge a scrivere il presente libro.

2026, anno segnato da terribili conflitti.

Nulla di nuovo per quanto riguarda la storia umana, ma il progresso tecnologico a cui si è pervenuti ne mette a rischio la sua continuità stessa.

Per quanto l'ipotesi proposta possa ritenersi immaginifica e di improbabile realizzazione l'Autore ritiene che sia comunque opportuno se non doverosa esporla, se non altro come forma di solidarietà nei confronti di chiunque si trovi a subire le pesanti conseguenze di questa situazione di conflitto.

Ho letto qualcosa come* " Ogni atto di altruismo sottende sempre una forma di egoismo" e, se ciò fosse vero, anche il presente caso non farebbe eccezione: lasciar sì che permangano situazioni di sofferenza e pericolo, anche se non ci toccano nell'immediato e direttamente, è una pessima premessa anche per il proprio futuro.

 

* Potrà accadere nel corso della stesura del libro che si facciano delle citazioni imprecise senza citarne gli autori. Me ne scuso con questi ultimi e con il lettore. Il libro provvederà una bibliografia in cui probabilmente si troveranno i riferimenti corretti.

 

 

 

CAPITOLO I

 

 

L' UMANITA':

DAL CONFLITTO ALLA COESISTENZA PACIFICA

 

Scorrendo i libri di storia notiamo che l'Umanità ha regolato " ab origine " la propria esistenza sull'uso dela forza. Questo è il criterio sulla cui base si sono create aggregazioni sociali da quelle elementari fino a quelle più complesse come gli Stati. Di conseguenza anche lotte per il prodominio interno alle entità associate e tra di esse.

 

Questo meccanismo sembra essere coerente con l'ipotesi Darwiniana del principio biologico di selezione neturale: dalla competizione sul Pianeta dovrebbe emergere una forza sociale dominante che garantisca le maggiori probabilità di sopravvivenza della specie, umana nel caso in esame. 

Il problema (tralasciando gli aspetti etici di una tale concezione) è che l'essere umano non è un animale come gli altri, è "l'Uomo Tecnologico" che può produrre ed usare strumenti tanto utili quanto devastanti da mettere a rischio l'esistenza sua stessa.

Ecco dunque che insorge l'esigenza di ripensare la storia umana, ritornare sui propri passi e se e dove necessario apporre umilmente le dovute correzioni a quelle che sono le sue basi regolamentative.

Le difficoltà che si presentano nel proporre una tale prospettiva non sono certo incoraggianti.La storia ci rammenta che ad ogni tentativo di cambiamento sociale sia quasi sempre corrisposta una ulteriore insorgenza di contrasti e violenze.

Come si è gia affermato nella Premessa di questo libro, ciò è esattamente quello che si intende evitare in maniera prioritaria nell'ipotizzare soluzioni di rinnovamento dell'organizzazione dell'entità umana.

Il "Ciclo Perenne di Violenza" che permea la storia trova le sue basi in quelle che sono le leggi della Natura che regolano tutta la vita animale e non solo:

aggregazione di elementi della stessa specie, costituzione di gerarchie, lotte costanti per la definizione di quest'ultime.

Pur essendo l'Autore un grande ammiratore della Natura ( i suoi colori, suoni e quant'altro ) il meccanismo di cui sopra si ritrova anche nel campo vegetale: quello che può sembrare un pacifico paesaggio agreste sottende una continua competizione per l'acquisizione della quantità massima di fonte di vita, la luce solare in questo caso.

Quindi si tratta di un fenomeno insito nella base esistenziale della Natura e quindi normalmente inderogabile.

L' essere umano ha però, grazie allo sviluppo tecnologico, estremizzato questo meccanismo fino a poterne diventare esso stesso vittima.

Con una analogia si potrebbe raffigurare la situazione come un albero il cui enorme sviluppo in altezza lo esponga al rischio di caduta. 

Anche questo potrebbe essere considerato appartenente al ciclo naturale, a cui l'umanità partecipa a pieno titolo.

Nonostante l'evidenza oggettiva di questa legge naturale l'Autore ritiene che si debbano comunque ricercare soluzioni alternative.

Sullo studio della genesi, dinamica e risoluzione dei conflitti esiste una ampia bibliografia ma a quanto pare ciò non è bastato a ridurre in modo evidente il livello di conflittualità presente nella società umana nel suo complesso.

La presente opera si colloca comunque in questa prospettiva, auspicando possa dare il suo modesto contributo in tal senso.

Si cercherà quindi, nei limiti delle proprie conoscenze e capacità, di impostare in maniera logica sia i problemi che le loro relative ipotetiche soluzioni.

La condizione di conflittualità generale umana (condizione A) rappresenta il "Sintomo" che si vuole analizzare e per il quale si cercherà di ipotizzare soluzioni concrete.

Tra queste ultime l'ipotesi di un Ecovillaggio Mondiale (condizione B) è quella che sarà approfondita nel presente testo.

Come si possa immaginare il passaggio dalla condizione A a quella B con un vincolo (condizione D) di evitare l'insorgere di qualsiasi ulteriore forma di conflittualità sara' tema centrale di questo libro.

In sintesi intenderemo descrivere l'esistenza di uno "Stato" A (Il conflitto sociale globale), l'esistenza auspicata di uno "Stato" B (L'Ecovillaggio Mondiale"), le ipotesi di modalità per realizzare il passaggio dallo "Stato" A a quello B con il vincolo (Condizione C) di non aumentare la conflittualità già presente.

Per coloro che sono già avvezzi alla lettura di testi di Intelligenza Artificiale apparirà evidente che la procedura esposta ricalca e si ispira ad alcuni suoi contenuti. 

Ciò corrisponde all'intenzione dell'Autore di far ampio ricorso a concetti tratti da discipline come l'Informatica, la Programmazione, l'AI.

Questo perchè queste ultime hanno nella loro essenza un forte rigore logico che fà sì che, usandoli come modello di pensiero, diano a questo una correttezza e fluidità corrispondente.

Quelle appena citate sono caratteristiche che per affrontare problemi di tale complessità sono ritenute dall'Autore irrinunciabili.

Esiste anche un secondo motivo non meno rilevante.

Per quanto film e libri di fantascienza abbiano conferito un alone negativo a concetti quali la Ri/Programmazione mentale e comportamentale in questo testo essi saranno valutati nel loro senso positivo.

E' infatti l'uso e l'intenzione con la quale si adoperano principi ed azioni corrispondenti che ne determinano il valore positivo o meno.

l'Autore presuppone una buona fede nell'uso di quello che potrà emergere da questo studio.

Quindi trattando di Ri/Programmazione mentale e comportamentale dell'Umanità non si aupica che il lettore corra con il suo pensiero ad immagini di laboratori ipertecnologici in cui esseri viventi siano manipolati secondo una volontà altrui non proprio benevola.

Nel contesto del presente libro la Ri/Programmazione dell'Umanità sarà anzi considerata come una valida opportunità di apprendimento e rigenerazione individuale e collettiva.

Il grande compito è far sì che l'essere umano riconosca di aver appreso modelli di pensiero/azione decisamente negativi per sè e per gli altri e si decida a "Riprogrammare" la propria esistenza per poterla vivere in modo migliore.

 

 

CAPITOLO I

 

 

LO STATO ATTUALE GLOBALE:

GENESI E SVILUPPO

 

 

 

In questo paragrafo si intende descrivere in una forma sintetica ma quanto più possibile aderente alla realtà l’origine, lo sviluppo ed il consolidarsi della situazione globale dell’Umanità. Ciò avendo come punto di riferimento un tema di base di questo libro, l’origine ed il manifestarsi della conflittualità sociale, sia essa riguardi soggetti elementari che entità complesse come Stati od aggregazioni di essi.

Come già detto l’Essere Umano, come tutte le altre specie viventi, ha dovuto lottare per affermarsi tra queste ultime.

Ciò che gli ha consentito di realizzarlo può essere riassunto, tra l’altro, nella sua capacità di organizzazione. Lo sviluppo di quest’ultima, in qualunque campo, gli ha consentito di raggiungere il livello di evoluzione attuale.

Si è sviluppata quindi l’organizzazione del linguaggio e del pensiero per quanto riguarda la sfera individuale coerentemente con l’evoluzione delle forme di aggregazione sociale istituite e delle sue regole.

Il tutto obbediente ad un principio universalmente predominante, quello della forza.

Anche quella che può essere considerata una delle forme più alte della evoluzione umana – l’Intelligenza – non sfugge a questa legge. Anche essa può essere considerata una espressione di forza: emerge e si afferma quella che consente di prevalere sulle altre forme di intelligenza.

Quindi l’Umanità sia a livello di psicologia individuale che collettiva si è “formata” sotto l’influenza determinante del principio della forza.

Così la storia umana ha visto crearsi nel tempo clan, tribù, villaggi, città, confederazioni più o meno volontarie di quest’ultime, Stati e loro aggregazioni sempre più estese e complesse.

Di pari passo, seguendo gli stessi metodi e principi, si è sviluppata l’organizzazione sociale interne ad essi e  si è modellata una psicologia umana corrispondente.

Sarebbe superfluo scrivere questo libro se allo stadio attuale di evoluzione del processo testè descritto non emergessero evidenti paradossi:

A) Questa evoluzione – basata sulla forza – invece di garantire la sopravvivenza della specie, spinta all’estremo, la mette in pericolo di estinzione

B) L’ intelligenza umana, pur giunta ad un così alto grado di sviluppo, sembra incapace di comprendere delle evidenze palesi quali il fatto che al suo sviluppo intellettuale non è corrisposto un paragonabile miglioramento della qualità della vita

C) La frenetica corsa dell’entità umana verso la sempre maggiore evoluzione della tecnologia potrebbe ( vedi il Transumanesimo) segnarne la sua stessa fine, perlomeno nella sua definizione originaria.

Il fatto che sorgano dei paradossi non dovrebbe comunque sorprendere. La percezione dell’esistenza stessa della Realtà è una espressione di un fenomeno paradossale: sappiamo che la Realtà esiste ma, perlomeno razionalmente, non siamo in grado di spiegarne né l’origine né i limiti.

Quindi, pur esistendone e non comprendendone appieno il significato, i paradossi che coinvolgono l’essere Umano si presume che in qualche modo debbano essere elaborati ed inseriti in uno schema mentale che ne consenta un minimo di intendimento.

Si ritiene a questo punto fare una necessaria precisazione. Si è fatto precedentemente uso al concetto di uso del principio della forza.

E’ bene chiarire che quest’ultima non è di per sé connotabile con un valore negativo. Per mezzo della forza si creano strade, si erigono monumenti, si risparmia lavoro fisico all’Essere Umano.Questo è il senso positivo del termine.

Purtroppo nel presente libro si dovrà far riferimento ad esso nel suo senso negativo in quanto è questo ad essere maggiormente inerente alla presente trattazione: la forza, usata in modo ingiusto, arbritario e sproporzionato, si può definire più correttamente violenza.Quindi dovrebbe essere ben chiara la distinzione tra uso della forza, che prevede conseguenze positive generali, e l’uso della violenza, nel qual caso le conseguenze negative ricadono - su chi più e chi meno – su tutti gli “attori” in campo.

 

Per il tema che riguarda questo libro sarà preso in esame il fenomeno della violenza – origine, funzione ed ipotesi di risoluzione – in quanto è quello più pertinente all’obbiettivo che questo testo si prefigge: come ipotizzare un passaggio indolore da uno stato di conflitto (uso della violenza) ad uno stato di quiete (solo uso della forza). Può sembrare contraddittorio associare l’uso della forza ad uno stato di quiete ma auspico di averne chiarito il senso nel contesto del presente documento.

A questo punto sembra opportuno chiedersi: perché l’uso della forza si trasforma in uso della violenza ?

Si potrebbe collocare questi due aspetti della storia umana (in sintesi molto approssimativa ed imprecisa: Pace e Guerra ) come una manifestazione dell’alternanza che si presenta nei fenomeni fisici della Realtà.

Giorno/Notte, Caldo/Freddo, Asciutto/Pioggia etc. Se si osserva lo sviluppo storico osserviamo anche in questo caso questa alternanza tra condizioni di conflitto più o meno manifeste e quelle di quiete più o meno reali.

Dinanzi alla naturalità del fenomeno si sarebbe tentati di abbandonare questa scrittura considerando l’ineluttabilità del meccanismo. Ciononostante si considera che l’Essere Umano ha dovuto sempre affrontare l’opposizione degli altri elementi della Natura. L’ineluttabilità della pioggia non gli ha impedito di inventare l’ombrello.

 

Accorre anche puntualizzare che nel contesto in esame è che la maggiore fonte di pericolo per l’Umanità è rappresentata da sé stessa , una volta sottomesse alla sua volontà le altre realtà presenti nell’ ambiente vitale ( fatto salvo cataclismi interplanetari, ipotetiche influenze aliene e quant’altro si possa in maniera più o meno fondata immaginare).

 

Per cui si prosegue comunque nella nostra analisi, confidando che cercare di portare un po’ di luce su questi meccanismi possa anche minimamente contribuire a risolverli in modo positivo.

 

Riassumendo quanto si è detto finora: l’organizzazione sociale umana si è storicamente costituita sulla base di un processo dinamico caratterizzato dall’uso della forza/violenza.

 

Si potrebbe obiettare che intervenire in questo processo rappresenterebbe un “antibiotico” ( etimologicamente , contro la vita ): se – seguendo le analogie precedenti – in Natura ci fosse unicamente solo asciutto o solo pioggia ( ovvero solo Pace o solo Guerra ) si avrebbe corrispondentemente solo deserto o solo oceani, condizioni certamente poco favorevoli alla vita, perlomeno umana.

 

Lasciamo questa osservazione inevasa per il momento, valutando che data la “febbre” che ha colto l’Umanità nel mentre che l’Autore sta scrivendo si ritiene che una adeguata dose di antibiotici ( nonostante l’ambiguità del termine) per essa sarebbe raccomandabile ed opportuna.

 

Diamo quindi per assunto che vogliamo “alterare” il ciclo naturale degli eventi ed immaginare una transizione ad uno stato di perenne condizione di Pace, tralasciando per il momento quelle che potrebbero essere le conseguenze del raggiungimento di un tale obbiettivo.

 

Come si è premesso nell’introduzione al presente libro l’approccio al problema trattato viene definito come olistico ( dal greco òlos, tutto/totale) per cui saranno impiegate tutti i generi di conoscenza e tipi di discipline che L’ Autore nel procedere del suo percorso di studio personale ha, a vari livelli di approfondimento, intercettato.

Da quella che è la sua formazione universitaria - Psicologia – a quelli che sono stati e sono i suoi interessi sviluppati autonomamente:

Arti Figurative e Musicali, Medicine cosiddette Naturali*, Scienze Informatiche (Grafica 2/3D, Linguaggi di Programmazione Software, Basi Teoriche dell’AI ); Cultura Letteraria (Storia, saggistica e quant’altro); Discipline e Filosofie Orientali ( Agopuntura, Yoga, Arti Marziali).

 

Sarà da questa pur limitata base che si trarranno i principi e l’ispirazione nel trattare il complesso tema in esame.

* In realtà l’uso di questo termine non viene ritenuto corretto dall’Autore: tutto ciò che è appartiene alla Natura, quindi è naturale. Compreso quindi la Medicina Allopatica ( Cioè in sintesi quella ufficialmente riconosciuta come scientifica), che verrebbe inappropriatamente esclusa da una tale definizione.